«Dovete morire, vi faccio tornare in Africa»: 3 anni all'impiegata-stalker, insulti e minacce per 7 anni alla famiglia magrebina vicina di casa

Dovrà pagare una provvisionale di 85mila euro, ma non c'è l'aggravante dell'odio etnico

Giovedì 24 Novembre 2022 di Cristina Antonutti
Famiglia perseguitata, 3 anni all'impiegata stalker
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POLCENIGO - Sette anni di vessazioni, insulti, epiteti e lamentele. Non sopportava nemmeno che i bambini giocassero nel giardino della propria abitazione, spesso inducendo i genitori a farli rientrare. Un'impiegata di 39 anni di Polcenigo è stata processata per stalking aggravato dall'odio etnico e dall'aver continuato a tormentare la famiglia che abita nella casa accanto anche dopo essere stata ammonita dal questore. La condanna inflitta dal collegio presieduto dal giudice Eugenio Pergola (a latere Francesca Vortali e Milena Granata) è stata pesante. Il Tribunale ha fatto cadere l'aggravante della discriminazione razziale, non ha riconosciuto la recidiva e ha ritenuto le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante di aver stalkizzato un minore. Questo ha comportato una pena a 3 anni di reclusione; l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni; una provvisionale di complessivi 85mila euro ai due genitori e ai cinque figli costituiti parte civile con l'avvocato Sarah Soveri; risarcimento da quantificare in sede civile e atti al pm affinché proceda per la violazione della misura cautelare emessa dal gip di Pordenone. L'imputata, difesa dall'avvocato Valentina Arcidiacono, è stata assolta perché il fatto non sussiste soltanto per il comportamento tenuto dal 2013 al 2015.


LA VICENDA
Nella sua requisitoria il pm Marco Faion ha evidenziato che la famiglia di immigrati è stata molestata anche dopo aver ritirato la querela: «L'imputata manifestava uno stato di insofferenza quotidiana nei confronti dei vicini solo per il fatto che esistevano». La famiglia - come evidenziato anche dalla parte civile - non può trasferirsi perché sta sostenendo le spese di un mutuo. Ed è per questo che ha continuato a sopportare frasi come «dovete morire, tornate nel vostro paese con il barcone, state zitti, vi faccio tornare in Africa». Non sopportava nemmeno il rumore dello scuolabus che si fermava in strada per far scendere i bambini.


I PROVVEDIMENTI
A occuparsi del caso sono stati i carabinieri di Polcenigo, che hanno raccolto la denuncia e le testimonianze di altri vicini di casa che hanno confermato (anche al dibattimento) gli atti persecutori. Le vittime sono perfettamente integrate nel tessuto sociale in cui vivono. All'inizio hanno sopportato, ma alla fine il capofamiglia si è deciso a chiedere aiuto, anche perché i figli sono terrorizzati dalla vicina che abita al di là del muro. Vengono ripresi e insultati ogni volta che giocano in giardino con parole (e parolacce) che fanno riferimento alla loro nazionalità. Nemmeno l'ammonimento del questore ha sortito alcun effetto. La situazione stava stravolgendo la vita della famiglia e, soprattutto, cominciava ad avere gravi ripercussioni sui bambini, che ogni volta che vedevano i carabinieri, chiamati dalla stessa imputata, temevano per le sorti dei genitori. La difesa ieri ha chiesto al Tribunale di valutare il «grave disagio emotivo» dell'imputata. «Lo si evince - ha rimarcato il legale chiedendo l'assoluzione o in subordine il minino della pena - dal fatto che le stesse condotte erano riservate anche agli altri vicini di casa, a prescindere dall'appartenenza etnica».
 

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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