L'imam licenziato può entrare nella moschea, il Gip toglie il divieto

Venerdì 24 Gennaio 2020 di C.A.
L'avvocato Casarotto con l'imam Hosny Abdelgawad
PORDENONE - L’imam racconta la sua verità e ottiene la revoca del divieto di dimora nel Centro islamico della Comina, dal quale doveva tenersi a una distanza di 500 metri. Secondo il giudice sono venute meno sia le esigenze cautelari sia i gravi indizi. La decisione è stata presa all’esito dell’interrogatorio di garanzia reso ieri mattina da Hosny Awadalla Mohamed Abdelgawad. L’imam, licenziato il 31 dicembre dall’Associazione culturale islamica di Pordenone, era affiancato dall’avvocato Francesco Casarotto. «Abbiamo ridimensionato e contestualizzato il fatto - spiega il legale - sottolineando le caratteristiche dell’Associazione e del conflitto in cui l’imam è stato coinvolto».
L’INTERROGATORIO
Abdegalwad ha riferito di aver continuato a fare la guida spirituale fino al 7 gennaio, perchè soltanto quel giorno ha ricevuto la raccomandata con la lettera di licenziamento. «Dopodichè - prosegue Casarotto - per qualche giorno ha continuato a frequentare il centro islamico soltanto per pregare». Al giudice ha detto che molti fedeli gli hanno chiesto di restare. Si ritiene una vittima. E non soltanto per le aggressioni subite e puntualmente denunciate. Gli attriti con l’Associazione riguardano principalmente la mancata trasparenza e sono limitati un gruppo di fedeli che vorrebbe dall’imam preghiere soltanto in lingua araba, emarginando secondo Abdegalwad i musulmani che provengono dal Pakistan o da altri Paesi.
L’ORDINANZA
Sentito il parere del sostituto procuratore Maria Grazia Zaina, ieri il gip Piccin ha revocato la misura cautelare. «È stata restituita serenità e dignità personale al mio assistito - ha commentato Casarotto - Il gip ha valorizzato il fatto che fino al 7 gennaio Abdelgawad non aveva ricevuto la lettera di licenziamento, adesso aspettiamo le valutazioni della Procura». L’ex imam di Pordenone è indagato per di violenza privata e violazione di domicilio, in quanto il Centro islamico non è un luogo pubblico, ma la sede di un’associazione privata, di cui l’imam non è socio. Ad aggravare la posizione dell’imam vi è la contestazione di un terzo reato: oltraggio a pubblico ufficiale, perchè il 2 gennaio ha chiamato il 112 e mentre l’operatore cercava di identificarlo è sbottato con frasi come «siete dei corrotti perchè fate quello che dicono loro, io ho tutto il diritto di rimanere qua e non mi interessa quello che dite voi perchè voi siete tutti corrotti». Alla luce dei chiarimenti forniti nell’interrogatorio di ieri in merito alla data in cui è stata recapitata la lettera di licenziamento, le prime due ipotesi di accusa potrebbero essere rivalutate.

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