"Mai più chiusi in casa in Fvg", ecco il piano dell'ospedale per escludere l'incubo lockdown

Domenica 27 Settembre 2020 di Redazione
La conferenza in Azienda sanitaria

PORDENONE - La rassicurazione più importante, firmata dal vicepresidente del Fvg Riccardo Riccardi: «Nessuno richiuderà le persone in casa, sarebbe il fallimento del sistema e non avverrà più». L’analisi più realista, esposta dal direttore sanitario dell’Asfo, Michele Chittaro: «Le stime ci dicono che non avremo lo stesso picco di primavera». Per centrare questi due obiettivi, però, ci vorrà tutta l’esperienza maturata nei giorni peggiori, per evitare gli errori e implementare le azioni positive. Serve a questo, il piano pandemico presentato ieri dall’AsFo. Si basa su alcuni pilastri: riduzione (quando possibile) dei ricoveri ospedalieri, aumento dell’assistenza territoriale, capacità di inseguire il virus e di bloccarlo, protezione degli anziani nelle case di riposo e governance regionale, non solo locale. 
IN CORSIA
Il protocollo prevede, come anticipato, che l’ospedale di Pordenone sia l’ultimo (dopo Trieste e Udine) ad attivare i reparti Covid e la Rianimazione. Sarà utilizzata prima la Pneumologia (24 letti ordinari e 10 di sub-intensiva), poi la Medicina due (altri 40 letti). In Intensiva, fino a due pazienti resteranno nel reparto attuale. Se si dovesse salire a sette, cinque finirebbero nella post-operatoria. Dopo gli otto avverrebbe la conversione del reparto attuale, come avvenuto in primavera. In Pronto soccorso resteranno i percorsi separati e le aree di attesa dei risultati del tampone. Arriveranno test più rapidi che consentiranno di ridurre gli affollamenti. Previste anche stanze isolate nei reparti in caso di accessi di massa. La possibilità di fare i tamponi sarà implementata anche a San Vito e a Spilimbergo. «L’obiettivo - ha confermato Chittaro - è quello di non fermare le attività ordinarie, anche in presenza di un’emergenza sanitaria». 
PREVENZIONE
È previsto lo scorporo di attività come l’effettuazione dei tamponi al deposito Giordani o lo svolgimento delle chiamate di controllo nelle case dei positivi. Questo per liberare personale da dedicare alle scuole e alle altre attività urgenti di prevenzione. L’analisi dei tamponi tornerà 24 ore su 24, la necessità di materiale arriverà a 1000-1200 test al giorno. 
SUL TERRITORIO
Le Usca (oggi solo una) potranno diventare cinque e resteranno in azione. Nelle case di riposo con pochi casi positivi si punterà al trasferimento dei pazienti (alla Rsa di Sacile, ad esempio), mentre con più contagi scatteranno, dove possibile, i reparti Covid interni. La stessa Rsa di Sacile, poi, servirà anche all’accoglienza dei post-acuti dagli ospedali. 
 

Ultimo aggiornamento: 09:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA