Frutteti flagellati dalla cimice Coldiretti: ora lo stato di calamità

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​Frutteti flagellati dalla cimice Coldiretti: ora lo stato di calamità
PORDENONE L'allarme dei coltivatori era stato lanciato fin da metà estate. L'invasione e la terribile prolificazione delle cimici asiatiche - in assenza ancora di armi efficaci per combatterle, la vespa samurai come insetto-antagonista avrà effetti solo nei prossimi anni - avrebbe portato a un autunno nero. E così è stato. In alcune aree della Regione e del Friuli occidentale (in particolare nello spilimberghese e nel sanvitese) il danno dei raccolti nella frutticoltura supera l'80 per cento e in alcuni casi è completamente compromesso. È per questo che la Coldiretti regionale ha chiesto alla Regione la dichiarazione dello stato di calamità.

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I DANNI NEI CAMPIAncora le armi a disposizione per combattere la cimice sono spuntate. E così l'insetto asiatico (l'arrivo in Europa e in particolare nelle regioni del Nord Italia si fa risalire al 2011 e il 2012) continua a mettere in  ginocchio l'agricoltura. In particolare ad avere i raccolti quasi distrutti sono i frutticoltori, soprattutto - vista la diffusione del tipo di coltivazioni nel territorio del Friuli occidentale - di mele e kiwi. Ma tra un po' sarà la volta del mais e della soia. Le aziende agricole specializzate in queste coltivazioni sono alla disperazione: negli ultimi tre anni i raccolti hanno subito danni sempre superiori al 50 per cento. Ma in alcune varietà si è arrivati anche all'80 per cento. Un'autentica emergenza.
LA VESPA CACCIATRICE«La vespa samurai - spiega il presidente regionale di Coldiretti, Michele Pavan - è una soluzione, ma non è sufficiente a risolvere in tempi brevi una situazione che ha messo in ginocchio numerose aziende del Friuli Venezia Giulia. Per questo chiediamo alla Regione che, in risposta all'invasione delle cimici, venga decretato lo stato di calamità per dar modo agli agricoltori colpiti di ottenere sgravi sui contributi e la sospensione dei mutui». Dai frutteti (in particolare mele, kiwi, ma nell'area di Caneva anche il figo moro) le cimici si sono spostate su altre colture e stanno entrando nelle case dei cittadini. «Gli agricoltori dichiara ancora Pavan denunciano un nuovo aggravarsi di un disagio quotidiano, in assenza di soluzioni immediate che possano evitare la compromissione di altri mesi di lavoro». Per le regioni del Nord, dal Piemonte al Friuli, il danno stimato per quest'anno è di circa 600 milioni di euro. Una cifra da capogiro. «L'immissione dell'insetto antagonista per combattere la cimice - ribadisce Coldiretti Fvg - ci rassicura fino a un certo punto, dato che non sono attesi risultati concreti prima di qualche anno. Nel frattempo riteniamo assolutamente urgente che la Regione Fvg, di concerto con le altre Regioni, si faccia sentire al ministero delle Politiche agricole per la deroga sul Decreto per la concessione di indennizzi alle aziende». Non è evidentemente possibile limitarsi a prendere atto del problema, conclude Pavan, «dato che la situazione è realmente drammatica. Alla Regione chiediamo di intervenire con la massima rapidità e di decretare appunto lo stato di calamità». Intanto la cimice, nuovo flagello dell'agricoltura, preoccupa per l'altissima prolificità, qui ha trovato un microclima favorevole: ogni insetto depone, due volte l'anno, dalle 300 alle 400 uova, quindi sviluppo circa 700 nuove cimici. Numeri da paura, visto che ancora i metodi per sconfiggere il devastante insetto non sono pronti.
D.L.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovedì 3 Ottobre 2019, 13:13






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