Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

L'odissea delle famiglie per un posto in asilo nido: liste d'attesa infinite e spazio solo nel 2023. Ecco la mappa in Friuli

Giovedì 30 Giugno 2022 di Marco Agrusti
Asilo nido

La risposta è praticamente un disco rotto: ci scusiamo, ma i primi posti torneranno disponibili nel 2023. Nemmeno a settembre, ma addirittura il prossimo anno. E tanti saluti - almeno apparentemente - al calo della natalità, all’emergenza in culla e alla “pigrizia” sotto le lenzuola dei cittadini friulani. Trovare un posto libero in un asilo nido della regione, infatti, è diventata un’impresa impossibile. E non cambia la musica se dal pubblico ci si sposta al privato. Semplicemente le strutture sono tutte piene. Ce ne sono poche? Forse, infatti qualcuno (leggasi le materne paritarie) sta cercando di insinuarsi per aumentare l’offerta. Ma il problema è adesso, e investe migliaia di famiglie in tutto il Friuli Venezia Giulia. E sullo sfondo un indicatore sociale importante: i nonni, sempre più anziani perché mamme e papà concepiscono il primo figlio sempre più tardi, non sono più le ancore di salvezza di una volta. La fatica dell’età ha la meglio e l’asilo nido diventa l’unica soluzione. I costi sono alti, ma è ormai una necessità. Lo è diventata al punto da creare un collo di bottiglia. 


LA SITUAZIONE


Da Pordenone a Udine, la voce che risponde al telefono pronuncia sempre le stesse parole. «Posto? Da noi? In questo momento assolutamente no. Siamo pieni». Quando, allora? «Probabilmente nel 2023». Con il dubbio finale che ci fa rendere conto di quanto sia complicata la situazione. Il viaggio degli asili nido “impossibili” parte dal Germoglio di Pordenone, dove le addette parlano di un “assalto” quotidiano al centralino. Il problema è che negli spazi del nido ci sono già 64 bimbi piccoli. Il massimo della capienza. «Appena abbiamo aperto le iscrizioni, sono andate “bruciate” in due giorni», riferiscono dalla struttura per la prima infanzia. Le richieste sono aumentate in modo vertiginoso». 
Ma quand’è, quindi, che una famiglia deve prenotare un posto in un asilo nido? La risposta che arriva in primo luogo da Pordenone è determinante per capire bene quale sia la reale condizione del servizio. «I genitori - spiegano dal Germoglio - sono sempre più impegnati con il lavoro e i nonni non possono più tenere i figli perché sono troppo anziani. Il consiglio è quello di riservare un posto prima di avere un bambino». Quindi ancora durante la gravidanza, preferibilmente nei primi mesi. «C’è una super richiesta - confermano dal nido Melarancia - e la lista d’attesa è molto lunga». Ci si mette in coda, ordinatamente, e nel frattempo la vita dei genitori si fa difficile. «Nella fascia da 0 a 3 anni - spiegano dal nido Farfabruco - c’è stata una natalità importante e dopo il Covid è finito lo smart working per i genitori. Noi abbiamo chiuso le liste, avevamo già oltre 50 persone in attesa. Ormai si va dritti al 2023. Abbiamo avuto anche iscrizioni senza nome: bambini che dovevano ancora nascere. Servono sicuramente più nidi». A Udine è uguale. «Siamo letteralmente pieni - riferiscono dal “Dire, fare, giocare” -. Le liste di riserva apriranno il 16 agosto ma le famiglie devono prendersi un largo anticipo». 


I COSTI


La mancanza di posto è il problema principale. Ci sono famiglie che rischiano di dover aspettare un anno prima di essere chiamate e che nel frattempo dovranno “inventarsi” un’altra soluzione. Ma anche i costi non sono semplici da affrontare. La Regione contribuisce con l’abbattimento delle rette: si va dai 250 euro in caso di un figlio ai 450 euro in caso di iscrizione multipla. Ma questo vale per i redditi più bassi. Negli altri casi, invece, si paga il prezzo pieno. E non c’è nulla da sorridere, perché ogni mese sono batoste. E tasche che si svuotano. Per garantire la frequenza di un bimbo al nido almeno fino alla metà del pomeriggio si arrivano infatti a sfiorare i 700 euro al mese. Ma ci sono strutture che per una permanenza maggiore arrivano a chiedere anche 900-1.000 euro ogni 30 giorni. Quasi uno stipendio. Va un po’ meglio con i nidi comunali, dove le misure locali riescono ad aiutare le famiglie. 

Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 12:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci