Prima le carezze poi le coltellate, Elisabetta Molaro aveva respinto un abbraccio

Sabato 18 Giugno 2022 di Redazione
Elisabetta Molaro
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CODROIPO - Dormivano in letti separati, Elisabetta Molaro e Paolo Castellani: erano in crisi da tempo e si stavano separando. Stando al racconto che il 44enne, reo confesso dell’omicidio della moglie, ha fatto agli inquirenti, martedì sera dopo essere ritornata a casa dalla cena con alcune amiche, lei sarebbe andata subito a dormire nella stanza che occupava da qualche tempo, nella villetta di via delle Acacie 5 a Codroipo. 


IL RACCONTO


Paolo sarebbe entrato nella camera della moglie e - stando al suo racconto agli inquirenti - avrebbe tentato di accarezzarla, ma lei lo avrebbe respinto. A quel punto, si sarebbe scatenata la violenza. Lui è andato in cucina, ha preso un coltello con una lama di 27 centimetri ed è piombato come una furia in camera, colpendo la moglie sul letto. Poi ha chiamato la suocera per chiederle di venire a prendere le bambine, che dormivano in una terza camera, e il 112 per informare che c’era una persona ferita. Quindi è uscito di casa, in stato confusionale e - sempre secondo quanto ha raccontato - avrebbe tentato due volte di farla finita senza riuscirci.


L’UDIENZA


Ieri in Tribunale a Udine si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto di Castellani, reo confesso dell’omicidio della moglie, 40 anni, assicuratrice e madre di due bambine, davanti al gip Mariarosa Persico. Il pm Claudia Finocchiaro ha chiesto la convalida del provvedimento di custodia cautelare, il giudice si è riservata la decisione. 
Castellani si è rifatto alle dichiarazioni rese poche ore dopo il delitto e la cattura, quando aveva confessato il femminicidio al pubblico ministero che lo interrogava. 
Il 44enne è arrivato in Tribunale a Udine dal carcere di Belluno, in un furgoncino della Polizia penitenziaria a bordo del quale è ripartito dopo circa un’ora, accompagnato dagli agenti.


LE TRACCE


Il corpo di Elisabetta è stato trovato ai piedi del letto in una pozza di sangue. A quanto raccontano le tracce che sono state trovate, l’assicuratrice quarantenne, che i colleghi consideravano una «fuoriclasse» sul lavoro, avrebbe tentato di difendersi dalle coltellate sferzate dal marito: sull’avambraccio sono state infatti trovate ferite tipiche di chi alza le braccia per proteggersi. Probabilmente non si è neppure accorta che il marito, dopo essere stato respinto, aveva perso la testa e si era impossessato del coltello per rientrare in camera con l’intenzione di ucciderla. Solo dopo il primo fendente ha cercato, inutilmente, di sottrarsi alla furia dell’uomo.


NELLA NOTTE


Stando al racconto fatto da Castellani, il femminicida avrebbe vagato per i campi e avrebbe cercato per due volte di uccidersi. Con l’auto ha raggiunto il ponte sul torrente Corno, che su alcune mappe viene indicato già come fiume Stella, dal quale ha raccontato di essersi buttato nel fiume nel tentativo di farla finita. Ma in quel punto in questo periodo ci sono circa quaranta centimetri d’acqua e il tentativo è fallito. Sul corrimano del ponticello sono in effetti state trovate tracce di sangue. 
Quindi Castellani avrebbe riferito di aver cercato di gettarsi anche sotto a un’auto ma senza riuscirci. Il fatto che si trovasse in zona avrebbe però trovato conferma nelle parole di un automobilista che ha fatto una segnalazione alle forze dell’ordine riferendo di aver visto un uomo vagare seminudo sulla strada che da Codroipo va a Passariano, che scorre in mezzo ai campi.
Quando i carabinieri (che nel frattempo erano arrivati nella villetta di via delle Acacie, seguiti subito dopo dalla nonna delle bambine) hanno trovato Castellani, era in stato confusionale. I militari lo hanno individuato all’alba rintracciando il segnale del suo telefono cellulare, non molto lontano da villa Manin. In pochi minuti hanno anche individuato la sua macchina. Nel greto del fiume, sotto pochi centimetri d’acqua trasparente, luccicava il coltello del delitto.

Ultimo aggiornamento: 16:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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