Il fallimento di un sistema: il lavoro c'è, ma l'azienda non trova gli operai

Giovedì 29 Giugno 2017
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PORDENONE - Di solito si titola Il lavoro che non c'è. Invece in questo caso il lavoro c'è: è ben pagato, spalmato su otto ore e nemmeno massacrante, con un monte mensile che può superare i 2.500 euro e con gli straordinari pagati. Ma non se lo prende nessuno, perché in provincia di Pordenone sono praticamente sparite le figure che oggi le aziende migliori del territorio stanno cercando come l'oro. Così nascono casi singolari e sintomatici, che non devono essere commentati col sorriso o con uno scatto d'ironia, ma analizzati a fondo per capire cosa non va nel sistema integrato della domanda e dell'offerta di lavoro.
L'ESEMPIO - La Friul Intagli, maggiore produttore di componenti per mobili in Europa, fornitore privilegiato del gigante Ikea e azienda che investe dai 10 ai 20 milioni l'anno in tecnologia e automazione dei processi produttivi, cercava dipendenti. Aveva ovviamente guardato al Pordenonese, setacciando il bacino dei diplomati professionali per inserire nuove forze nel suo organico. Si trattava di lavori specializzati da spalmare sui turni del ciclo continuo. Bene, di pordenonesi non se ne sono visti, così il colosso del mobile ha comunicato alle agenzie di reclutamento la volontà di allargare il campo della ricerca. Il risultato? I nuovi dipendenti arriveranno da Bari, ma anche dalla Campania e da altre regioni del centro-sud. A Pordenone vivranno in appartamenti affittati o pensioni. Hanno bruciato in poche ore una concorrenza che in realtà non era mai nata.


  Ultimo aggiornamento: 09:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA