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Elezioni, la protesta dei sindaci: «Obbligati a dimetterci, ora cambiate la legge»

Giovedì 11 Agosto 2022 di Loris Del Frate
Verso le urne

I segretari di partito li vogliono in lista, così come i candidati presidente alla guida della regione. Chi li vede, invece, come fumo negli occhi, sono i consiglieri regionali uscenti, così come chi corre con l’etichetta di outsider. Il perchè è presto spiegato: sono popolari, nella stragrande maggioranza dei casi sono pure amati dai cittadini perchè sono il front - man della politica utile. Chi sono? I sindaci. Già, perchè i primi cittadini sono sempre in prima linea. Eppure, tutta questa popolarità li danneggia perchè sono gli unici, tra le figure istituzionali, a doversi dimettere per poter partecipare ad altre elezioni. Se vogliono correre per le Politiche devono rassegnare le dimissioni dal Comune 180 giorni prima, se invece cercano un posto al sole alle regionali i giorni sono 90. Perchè? Perchè sono troppo popolari e falserebbero le elezioni. Viene da chiedersi allora, perché un presidente di regione non ha questo obbligo, così come un consigliere regionale o un assessore? Sono meno popolari? Ma c’è di più. Se è vero che la normativa è nazionale è altrettanto vero che la specialità della Regione friulana consentirebbe una modifica della legge. Modifica, però, che evidentemente nessuno vuole.

CHI SI CANDIDA

Per le prossime regionali sono almeno una quindicina i sindaci che potrebbero prendere parte alla competizione. Alcuni sono in scadenza lo stesso anno, il 2023, altri avrebbero ancora due anni prima di terminare il mandato. In provincia di Udine sono almeno undici i sindaci già in tuta per affrontare la prossima campagna elettorale delle regionali, tre o quattro in quella di Pordenone (Francesca Papais, Markus Maurmair, Michele Leon), due o tre in quelle di Trieste e Gorizia. È evidente, però, che tra i primi cittadini del Friuli Venezia Giulia sta montando la rabbia perchè ritengono di essere discriminati. Una rabbia che si potrebbe anche trasformare in protesta.

LE MOTIVAZIONI

«In questi anni turbolenti è capitato spesso di leggere e ascoltare grandi apprezzamenti per l’operato dei sindaci. Tanti apprezzati elogi ma poi, grattando un po’ più a fondo, emerge una verità che non è proprio così confortante: dei sindaci c’è tanto bisogno, ma se stanno al loro posto. Infatti, i sindaci e solo questa categoria di amministratori eletti dai cittadini, sono ritenuti una “specie” da trattare con “particolare cura” nel momento in cui si deve richiamare il corpo elettorale al voto per rinnovare i componenti del Parlamento o di un consiglio regionale». A pungere è proprio il sindaco di ValvasoneArzene, Markus Maurmair, presidente dell’Acrif, ma sono in molti a pensarla come lui. «La realtà - va avanti - è che i primi cittadini non possono godere del diritto all’elettorato passivo salvo un atto riparatorio preventivo: dimissioni in tempi congrui e stabiliti per legge. Tale disposizione è riservata solo e soltanto per i sindaci e i presidenti di Provincia, nulla di analogo è previsto per i consiglieri regionali e comunali o i componenti delle giunte regionali, provinciali o comunali, nemmeno i Governatori delle Regione sono sottoposti a tale obbligo».

LA BEFFA

«Va puntualizzato - spiega Maurmair - che nel caso specifico di chi indossa la fascia tricolore c’è un’ulteriore discriminazione poiché non proprio tutti i sindaci sono chiamati a dimettersi. Infatti per le elezioni politiche il sindaco deve sottoscrivere le proprie dimissioni 180 giorni prima della scadenza naturale della legislatura, ma solo se alla guida di città con più di 20.000 abitanti, mentre per le elezioni regionali l’abbandono definitivo del municipio deve avvenire 90 giorni prima del termine della legislatura ma solo quando il Comune supera i 3.000 cittadini. L’auspicio - conclude - è che la norma sull’ineleggibilità possa trovare una correzione». Cosa che può fare la Regione. Se lo vuole.

Ultimo aggiornamento: 07:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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