All'Electrolux l'autunno nero è già arrivato: calano gli ordini e si torna in cassa integrazione

Mercoledì 31 Agosto 2022 di Marco Agrusti
L'Electrolux

PORCIA -  L’Electrolux di Porcia torna a tremare. E sembra di rivedere i tempi più bui, quando il problema non era rappresentato dall’energia o dai semiconduttori carenti sul mercato asiatico, ma dai volumi degli ordini. Cioè l’indicatore numero uno sul futuro di qualsiasi azienda, colosso o piccola che sia. Da Porcia non arrivano buone notizie: l’autunno caldo è già qui, in anticipo rispetto al calendario. E lo testimoniano i numeri relativi proprio agli ordini: il colosso con sede a Porcia doveva produrre più di un milione di pezzi alla fine del 2022. Andrà invece già bene se si riuscirà ad arrivare a quota 800mila. Un primo effetto? Il 9 settembre scatterà già la cassa integrazione.

 
IL PROBLEMA


Premessa: la crisi dei semiconduttori e delle schede madri che servono a far funzionare (anche) gli elettrodomestici c’entra eccome. Electrolux paga dazio pesantemente dopo un periodo (corrispondente all’incirca a tutta la prima parte di quest’anno) caratterizzato dalla costante incertezza sull’arrivo delle componenti più importanti per la realizzazione del prodotto. I continui stop e sobbalzi del mercato cinese (il più importante in questo settore), con lockdown ripetuti e blocco delle spedizioni, hanno fortemente condizionato la capacità di Electrolux di rispondere “presente” ai propri clienti. «La preoccupazione più grande - spiega amaramente Walter Zoccolan, Cgil e Rsu di fabbrica a Porcia - è quella relativa all’erosione delle quote di mercato». Già nei prossimi giorni l’azienda avrà pronte le stime per quanto riguarda lo stabilimento pordenonese. Si parlerà di quote, ordini e pezzi da produrre. E le rappresentanze sindacali verranno certamente convocate per capire come dovranno passare i prossimi mesi. 


L’ALLARME


Intanto c’è già uno scenario a brevissimo termine. Lo stabilimento Electrolux di Porcia rimarrà in cassa integrazione il 9 settembre. Si approfitterà del ponte con la giornata - festiva - precedente. Ma sempre di un altro stop si tratta. Il secondo aspetto riguarda il mancato ritorno all’orario giornaliero di otto ore, con l’azienda che è rimasta “inchiodata” ai turni di sei ore. L’incertezza sulle consegne delle schede elettroniche si aggiunge alle preoccupazioni per il costo dell’energia. Ma è il primo fattore a dominare sul secondo, perché nel frattempo i clienti sono stati costretti a dirottare gli ordini altrove. 
La conferma finale arriva dai numeri, seppur ancora provvisori. «L’ultima stima - spiega Zoccolan -, peraltro già rivista al ribasso dopo quella iniziale che parlava del superamento del milione, comprende 830mila “macchine” entro la fine dell’anno. Ma è stata fatta prima delle ferie: probabilmente si farà fatica a rispettarla». 

Ultimo aggiornamento: 07:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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