Crisi Lavinox, il destino di 100 lavoratori dipende dal concordato. Ma spunta un investitore

Martedì 28 Gennaio 2020 di Davide Lisetto
La protesta dei lavoratori della Lavinox di Villotta di Chions di fronte alla sede pordenonese di Unindustria

PORDENONE - Avere nei tempi più brevi possibili un responso dal tribunale di Milano rispetto all’istanza di concordato preventivo che il Gruppo Sassoli ha annunciato per la Lavinox giovedì scorso nella sede degli Industriali di Pordenone davanti a sindacato e lavoratori. È l’auspicio delle organizzazioni sindacali e dei dipendenti. Il loro destino, infatti, in questo momento è appeso unicamente a quell’istanza di concordato (per presentare il piano di sostenibilità finanziaria la società avrebbe poi sessanta giorni, prorogabili di ulteriori sessanta) che dovrà essere esaminata dai giudici lombardi. La richiesta di concordato preventivo, per altro, è basata anche sulla causa che il gruppo ha inoltrato contro Electrolux Professional. Con il problema - come ha sottolineato il sindacato anche ieri nel corso dell’incontro con il presidente di Confindustria Michelangelo Agrusti - che una causa civile può durare anche molti anni, mentre la procedura concorsuale ha bisogno di tempi brevi.

IL NODO TEMPI
Nel frattempo, però, se non c’è un piano e, soprattutto, se dopo il 14 febbraio non ci saranno commesse per fare lavorare gli oltre cento dipendenti potrebbe aprirsi la porta del licenziamento immediato. E se - anche questo sarebbe stato tra gli argomenti al centro del summit di ieri nella sede confindustriale - l’istanza di concordato preventivo non dovesse essere accolta dal tribunale? A quel punto l’ipotesi più probabile è la via del fallimento. Per i lavoratori - sempre ragionando in ipotesi - in quel caso potrebbe aprirsi qualche spiraglio in più. Come? Nel caso di fallimento la gestione verrebbe presa in mano dai giudici e da un curatore fallimentare. Ma a quel punto potrebbe essere anche più probabile l’avvicinamento di qualche potenziale investitore. E con una manifestazione di interesse formalizzata sarebbe probabilmente possibile avanzare la richiesta al ministero di proroga della cassa integrazione a garanzia della continuità di reddito per i lavoratori in attesa di una possibile soluzione industriale. Ecco perché l’auspicio di operai e sindacato è quello di una tempestiva risposta da parte del tribunale. Anche se vi è la consapevolezza che i tempi del tribunale milanese sono quelli di una grande struttura rispetto a quella di Pordenone.

L’ATTESA
Sul caso Lavinox non resta, dunque, che attendere le decisioni giudiziarie. Ma nel frattempo sindacato, industriali e istituzioni non stanno certo con le mani in mano. Confindustria starebbe proseguendo nella ricerca di possibili acquirenti. E ieri è emerso che un soggetto imprenditoriale interessato c’è. Ma prima di intraprendere qualsiasi azione attenderebbe di capire quale scenario potrebbe aprirsi dopo le decisioni dei giudici. È per questo che si sta cercando anche di mettere a punto una sorta di piano B: capire se almeno una parte dei lavoratori possa essere ricollocata in altre aziende del territorio. Confindustria e sindacato hanno chiesto alla Regione un incontro in tempi brevissimi, l’auspicio è che Trieste (in particolare l’assessore alle Attività produttive, Sergio Bini) convochi un vertice entro la settimana. Da una parte è necessario capire in che termini la Regione possa agevolare e supportare un eventuale interesse a investire. Dall’altro è necessario fare il punto sulla banca dati delle professionalità (nell’ultimo anno diversi addetti Lavinox hanno seguito corsi di riqualificazione secondo quanto stabilito dal piano siglato con la Regione un anno fa) delle maestranze proprio in funzione di una possibile ricollocazione. E pure su questo fronte i tempi sono piuttosto stretti. Il 14 febbraio è sempre più vicino, così come la fine della cassa e lo spettro del licenziamento.

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