Crac Gaiatto, spuntano cambiali beffa dalla Croazia con firme false

Giovedì 13 Febbraio 2020 di Cristina Antonutti
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PORDENONE La truffa della Venice Investment Group è un pozzo senza fondo. Un incubo senza fine, soprattutto per alcuni risparmiatori che in questi giorni hanno ricevuto una sorta di decreto ingiuntivo dalla Croazia. L'importo a prima vista è da capogiro: 500.000. In realtà la somma non è in euro, ma in kune. Una volta fatta la conversione la cifra resta comunque elevata: 67mila euro. L'invito a saldare la cambiale - data in garanzia a un immobiliarista che opera a Pola - l'ha ricevuta anche uno dei risparmiatori tutelati dall'associazione Afue. Vive in Veneto e figura nella lista delle persone che si sono costituite parte civile con l'avvocato Enrico Conti. «Il problema - come sottolinea il legale - è che il nostro assistito non ha mai firmato quella cambiale. Ha disconosciuto la firma».

LA SOLITA VIA
La cambiale si riferisce a una società croata, la Pedal Point doo, fondata nel 2016 con un capitale di 20mila kune. Curiosamente ha sede in Amfiteatarska 2. È lo stesso indirizzo che Fabio Gaiatto aveva a Pola quando operava in Croazia. Ed è lo stesso indirizzo delle vittime delle presunte «estorsioni croate», le azioni intimidatorio tese al recupero di 10 milioni di euro che hanno portato il trader di Portogruaro a processo (si sta celebrando a Trieste) per l'ipotesi di estorsione di stampo mafioso. Conti ieri si è messo in contatto con il notaio che ha inviato il decreto ingiuntivo. Si chiama Nansi Kopic. Ha rassicurato il legale che non si tratta di un'azione legale e lo ha consigliato di mettersi in contatto con i legali della Pedal Point doo. «Non mi hanno risposto - riferisce Conti - Tenterò nuovamente di avere un contatto».

LE CAMBIALI
La cambiale mai firmata dall'associato di Afue riporta alle cambiali da 500mila kune che numerosi risparmiatori avevano firmato a Fabio Gaiatto. Erano dei finanziamenti sottoscritti davanti a un notaio di Pola e che prevedevano una quota da investire nel forex. Questi risparmiatori adesso si ritrovano in mano una cambiale da 67mila euro esigibile, senza peraltro sapere a chi possa essere in mano. Come è capitato al risparmiatore che ha ricevuto il decreto ingiuntivo l'altro ieri. Gaiatto, a cui sono stati inflitti 15 anni e 4 mesi di reclusione, per queste cambiali ha dovuto rispondere di abusivismo bancario e autoriciclaggio. La Procura ha trovato prova di 78 finanziamenti (11,5 milioni) sottoscritti in meno di due anni. Il contratto veniva perfezionato in Italia attraverso la sottoscrizione di una cambiale di diritto croato a garanzia della restituzione del mutuo. Prima di ricevere il prestito, il cliente versava una maxi rata pari al 35% dell'importo finanziato, con la quale Gaiatto erogava i mutui.
 

Ultimo aggiornamento: 15:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA