Sanità al collasso, appello anche cittadini per chiedere più medici

Lunedì 29 Novembre 2021 di Alessandra Betto
Sanità al collasso, appello anche cittadini per chiedere più medici

PORDENONE - Gli operatori sanitari pordenonesi sono allo stremo e dal Movimento 5 Stelle arriva, attraverso il cosigliere regionale Mauro Capozzella un appello alla società civile: «Si attivi per smuovere la situazione». Una situazione, osserva Capozzella dopo che nei giorni scorsi si è levato l'ennesimo grido d'allarme dei sindacati, che «appare piuttosto compromessa». Il consigliere auspica la nascita di un comitato popolare che coinvolga anche il volontariato e le categorie imprenditoriali per dare segnali forti alla Giunta regionale e ai vertici di Asfo. «La spinta - osserva - dovrebbe arrivare da parte di soggetti al di fuori dal mondo politico che diano un sostegno agli operatori sanitari, poco o nulla ascoltati dall'Azienda e dalla Regione. Se in prima fila dovessero apparire i partiti, si continuerebbe con una contrapposizione che, fino ad ora, non ha nemmeno scalfito i problemi».


I SINDACATI

Nei giorni scorsi Nursind, Cgil e Uil avevano raccolto disagio e stanchezza dei lavoratori nel corso di alcune assemblee. Una situazione per il personale insostenibile. «L'azienda sanitaria continua con il proposito di non assumere: in piena quarta ondata ha prorogato di un solo mese i contratti a tempo determinati, sino al 30 dicembre 2021 avevano detto i sindacalisti - non vi è il minimo rispetto per il personale e per i cittadini della provincia. Questa fiaba delle proroghe permane dall'inizio della pandemia e ha creato soltanto incertezze e fuggi fuggi del personale. I ricoveri per Covid-19 stanno aumentando e i servizi vengono ridotti, come per esempio le sale operatorie, per recuperare personale che vada in supporto nei reparti Covid, con il blocco delle ferie. Un paradosso: è come se un oncologo andasse a lavorare in ortopedia».


I POSTI LETTO

In sofferenza non sono solamente i reparti Covid, specifica la cordata sindacale: per esempio, in Medicina, a San Vito al Tagliamento, con 54 posti letto si contano un infermiere e un operatore sociosanitario per 14 pazienti. Anche l'assistenza domiciliare si vede depauperata di personale per mantenere in vita la Rsa di Sacile. In chirurgia generale la situazione sta esplodendo. «Oggi avevamo 7 ricoveri con un posto letto disponibile (ora abbiamo unificato le chirurgie), a quanto pare la chirurgia della mano diventerà una nostra dependance perché non abbiamo posti e la degenza breve non può restare aperta sabato e domenica (per dare respiro) perché manca personale per poterla, appunto, tenere aperta fanno sapere i sindacati - Non so chi non voglia sospendere gli interventi differibili o se c'è un progetto in tal senso».


LE PROPORZIONI

La proporzione infermiere-operatore sociosanitario-paziente nei reparti Covid è molto bassa. «Quando va bene c'è un infermiere per 12 pazienti: la proporzione dovrebbe essere un infermiere ogni 6 pazienti e lo stesso vale per gli operatori socio sanitari ricordano i sindacati - i numeri appena snocciolati devono essere raddoppiati almeno per dar modo di effettuare percorsi sporco-pulito per ridurre il rischio di diffusione del virus».

Ultimo aggiornamento: 17:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA