Guarita e con tampone negativo, ma "prigioniera" in casa: l'odissea di una ragazza dopo il Covid

Venerdì 21 Gennaio 2022 di Marco Agrusti
Un test
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Guarita, e non solo clinicamente. Anche dal punto di vista “legale”, perché in possesso di un tampone negativo effettuato non in modalità fai da te, ma in un centro del sistema sanitario regionale. Eppure ancora in quarantena secondo il “sistemone” che gestisce lo sblocco dell’isolamento e il rilascio del Green pass. Quindi di fatto in malattia dal lavoro e costretta a casa. Il tutto dopo essere stata “spedita” prima a Udine, poi a Pordenone, per effettuare i test di controllo alla fine del periodo di contagio. La storia, raccontata dalla pordenonese Serena Cover, è il “manifesto” dei disagi causati dall’esplosione della variante Omicron. Che sarà anche meno grave, ma è in grado lo stesso di piegare la resistenza sia del sistema sanitario che del cittadino comune. 


LA TRAFILA


«Ho preso il Covid il 28 dicembre - il racconto della giovane Serena inizia così -, dopo il contatto con un’amica che mi ha avvertito della sua positività. Mi sono fatta un test fai da te, dopodiché ho cercato immediatamente un tampone che confermasse la mia positività. Ho fatto ricorso al privato, pagando 155 euro per ottenere il risultato immediatamente, cosa che è puntualmente successa. Ero positiva anch’io. Il 30 dicembre, quindi, entro nel registro dei contagiati. Ufficialmente». A quel punto, consapevole del momento concitato e dei disagi in vista, Serena Cover pensa di prenotare subito quello che sarebbe dovuto diventare il suo tampone d’uscita dalla malattia. La giovane è vaccinata (non ancora con la terza dose) e come tanti suoi coetanei risulta asintomatica. «Chiamo il Cup dell’ospedale - spiega - e mi viene dato l’appuntamento a Martignacco (Ud) il 5 gennaio, successivamente posticipato all’8 gennaio perché erano già trascorsi più di 120 giorni dalla mia seconda dose. Quindi dovevo fare 10 giorni e non solo sette di isolamento. Il 3 gennaio mi chiama il Dipartimento per il tracciamento». 


L’INGHIPPO


L’8 gennaio Serena va a fare il tampone a Martignacco, e come prevedibile risulta negativa. Quindi è libera? Può tornare a lavorare? No. «Mi arriva una mail dall’AsFo - racconta la giovane - con un altro tampone fissato per il 12 gennaio al Deposito Giordani, quindi a Pordenone». I due sistemi, in poche parole, non si sono “parlati”. «Chiamo, mando mail, mi attacco al telefono, ma non si trova una soluzione. Sono negativa, sono guarita, ma non posso uscire e lavorare. Sono occupata in una pasticceria, non posso stare in smart working come molti altri, quindi sono costretta a prolungare la malattia tramite il mio medico fino al 13 gennaio, per sicurezza». 


L’EPILOGO


Il 12 gennaio Serena deve quindi presentarsi anche al Deposito Giordani, nonostante un primo tampone negativo già a referto nell’area udinese, perché effettuato a Martignacco. Anche il test sostenuto a Pordenone risulterà - naturalmente - negativo. «Solo a quel punto, il giorno successivo, ho ricevuto sia lo sblocco della quarantena che il mio Green pass legato alla guarigione. E sono potuta tornare a lavorare». È proprio per ovviare a questo tipo di disguido, ormai diffusissimo, che la Regione sta “correndo” per semplificare (tramite un banale sms da ricevere sul proprio telefonino) il sistema di uscita dalla quarantena. Fino ad allora, però, la musica sarà questa per molti. 

 

Ultimo aggiornamento: 18:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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