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I morti positivi ma non uccisi dal Covid sono 800 solo in Friuli VG, conteggi da rivedere

Domenica 6 Febbraio 2022 di Marco Agrusti
Ospedale
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Il monito è arrivato direttamente dal presidente Massimiliano Fedriga, che sul Gazzettino ha chiesto un altro salto di qualità al governo: «Sarebbe opportuno - ha detto - iniziare a distinguere non solo i ricoverati malati di Covid da quelli solo positivi, ma anche classificare in modo diverso i decessi». Vale a dire, smetterla di considerare come un decesso Covid anche chi perde la vita per altre causa e nel frattempo risulta positivo al tampone. Cosa che invece anche in Friuli Venezia Giulia oggi non avviene. Il risultato? Un numero di morti che risulta “gonfiato” a causa di un’indicazione proveniente dall’alto, direttamente dall’Istituto superiore di sanità.

I NUMERI
I contagi in Fvg crollano, gli ospedali iniziano a svuotarsi dopo il picco delle degenze. Ma gli ultimi bollettini sono ancora caratterizzati da un alto numero di decessi. Ottantasette vittime solamente negli ultimi sette giorni. Ma è facendo un confronto tra la mortalità del 2021 e quella del periodo tra il 2015 e il 2019 che emerge qualcosa di “strano”. Si deve partire però da un dato: il Covid ha ucciso molto. Nel 2021, infatti, la mortalità in regione è aumentata del 13 per cento rispetto alla media del quinquennio che aveva preceduto la pandemia. A livello numerico si parla di circa 1.768 decessi in più rispetto alla media in un solo anno. I numeri classificati come “Covid”, però, sono nettamente più alti, pari a 2.544 vittime solamente nel 2021, mentre i decessi totali ascritti alla pandemia sono più di 4.200. Il risultato è uno: ci sono quasi 800 vittime che non sarebbero state causate direttamente dal contagio, ma rappresenterebbero il cuore del problema, figlio di una classificazione che ora si vorrebbe cambiare. Persone sconfitte da altre malattie o da eventi improvvisi (numerosi ad esempio i casi di infarto in età anziana) ma allo stesso tempo risultate positive al tampone.

I DETTAGLI
La procedura è chiara. Una persona che muore con un tampone positivo precedente il decesso, è considerata infettiva anche dopo l’intervento del medico che ne constata il fine vita. Un processo, questo, che interessa anche le onoranze funebri, le quali devono trattare la salma con particolare attenzione, senza offrire - ad esempio - la possibilità di esposizione ai familiari della vittima. E tutto parte dagli ospedali, che hanno in mano le direttive emanate dall’Istituto superiore di sanità ancora all’alba della pandemia. Secondo queste indicazioni, ogni decesso con un tampone positivo diventa un decesso causato dal Covid, ma nei fatti non è così.

IL MESSAGGIO
Seguendo l’indicazione di molti esperti, che dopo due anni chiedono a gran voce un deciso cambio di passo, il presidente Fedriga si è fatto portavoce della necessità di modificare il calcolo giornaliero delle vittime, includendo nel bollettino solamente chi è stato sconfitto direttamente dal Covid. Alla sua voce, però, si aggiunge anche quella degli esperti regionali del settore. «Si tratta di una questione centrale e importante», ha ammesso l’epidemiologo Fabio Barbone. Dalla corsia, cioè da uno dei reparti di Malattie infettive, ecco invece l’opinione dell’infettivologo Massimo Crapis. « Il ragionamento sul cambio di metodo per quanto riguarda il calcolo dei decessi lo trovo giusto. Ci troviamo in presenza di vittime che erano nel reparto per infettivi solamente in quanto positivi, ma senza i sintomi del Covid. Ora la segnalazione parte in automatico e anche per questo ci sono diverse vittime vaccinate. Cambiare metodo sarebbe un ottimo messaggio». E un’operazione che porterebbe più trasparenza.
 

Ultimo aggiornamento: 16:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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