Infermieri no vax, l'Ordine decide sulla sospensione. Si rischia lo scontro con l'Azienda sanitaria

Lunedì 19 Luglio 2021 di Marco Agrusti
Centro vaccinazioni in Friuli

PORDENONE - Si profila uno scontro tra l’Ordine delle professioni infermieristiche e l’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale. E il metodo che uscirà vincitore dalla “partita” farà scuola anche nel resto della regione, dove la procedura di infrazione nei confronti dei sanitari non vaccinati è appena partita. Tutto ruota attorno alla decisione che oggi, lunedì 18 luglio, sarà ufficializzata dall’Ordine presieduto dal pordenonese Luciano Clarizia. Il consiglio direttivo di categoria prenderà infatti una decisione netta sul destino professionale a breve termine degli oltre cento infermieri residenti in provincia di Pordenone (il numero è lievitato a quota 109 dopo le prime segnalazioni) che non si sono ancora protetti contro il Covid: «Confermo - annuncia Clarizia - che procederemo nelle prossime ore alla sospensione dall’Ordine degli infermieri che nonostante il richiamo dell’Azienda hanno scelto di non vaccinarsi». Dall’AsFo però arriva un monito: «Si rischia di fermare interi reparti, di non poter garantire i turni nelle case di riposo». Un invito alla prudenza, insomma, fatto proprio, ad esempio, dall’Ordine dei medici, che in merito alla posizione dei professionisti non vaccinati ha scelto di prendere ancora tempo. 


IL DILEMMA
Il pugno duro sarebbe il segnale decisivo, un messaggio a quella che il senatore Franco Dal Mas ha chiamato «la fronda no vax all’interno del comparto sanitario». Ma bisogna tenere conto anche di un sistema che senza personale rischierebbe di bloccarsi. E a patire le conseguenze dirette sarebbero i pazienti, lasciati senza assistenza. Ecco perché il consiglio direttivo dell’Ordine delle professioni infermieristiche farà da spartiacque tra la teoria e la pratica. Un infermiere sospeso dall’Ordine professionale, infatti, non può più lavorare. Il datore (la direzione di una casa di riposo, l’Azienda sanitaria, una clinica privata) deve prenderne atto e pensare a come sostituirlo. In questo senso, quindi, l’Ordine anticiperebbe le decisioni del datore di lavoro stesso, chiamato solo a ratificare una situazione di fatto. Ma le pressioni affinché ciò non accada - perlomeno in tempi così stretti - sono sempre più forti. 


I TIMORI
Gli infermieri segnalati dal Dipartimento di prevenzione, in quanto non ancora vaccinati, sono residenti in provincia di Pordenone. Ma non necessariamente lavorano nel Friuli Occidentale. Ci sono professionisti impiegati in Veneto, Emilia Romagna, anche Toscana. Quanto agli infermieri che effettivamente prestano servizio sul territorio, la maggior parte dei non protetti lavora nelle case di riposo, nell’assistenza domiciliare dell’AsFo e nelle cliniche private. L’allarme arriva proprio dai vertici del Dipartimento di prevenzione: «Il rischio - spiegano gli esperti - è quello di non riuscire più a compilare i turni di servizio nelle residenze per anziani e di bloccare di fatto dei reparti nelle cliniche». Nelle case di riposo, ad esempio, si andrebbe ad acuire una situazione già complicata, che vede molti infermieri “in fuga” verso la sanità pubblica e le graduatorie legate agli ospedali. Altri ammanchi renderebbero complicata l’assistenza quotidiana. Da una parte c’è il rispetto del decreto che ha reso obbligatoria la vaccinazione degli operatori sanitari; dall’altra la necessità di far marciare la macchina della sanità giorno dopo giorno. Oggi, al termine del consiglio direttivo dell’Ordine delle professioni infermieristiche, si capirà quale tendenza inizierà a guadagnare la strada della vittoria.

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA