Ha 87 anni, è gravemente malata e costretta a letto. Ma aspetta la terza dose da novembre. L'appello del figlio

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Marco Agrusti
Una vaccinazione
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 Dovevano essere i primi, assieme ai sanitari, a ricevere la terza dose. La priorità ai pazienti più fragili, costretti come in questo caso addirittura a letto, era stata stabilita e ribadita. Prima loro, poi gli altri. Ma non sempre è andata così. Anzi, il meccanismo si è nettamente inceppato, come testimonia la storia che ha voluto rendere pubblica attraverso il Gazzettino il pordenonese Alessandro Trentin. Il suo è un viaggio nell’assurdo, tra chiamate senza risposta, “rimbalzi” da un numero all’altro e un’attesa che dura ormai da novembre. Troppo. 
IL RACCONTO
La protagonista del grave disservizio è la madre, una 87enne che vive in città e che da tempo è gravemente malata. Non può muoversi da casa, è costretta a letto. Ma la terza dose non l’ha ancora ricevuta. «E nel suo caso - specifica subito Alessandro Trentin, il figlio - il contagio potrebbe provocare esiti fatali. Un’eventualità a cui non voglio pensare». A questo punto però bisogna riavvolgere il nastro e tornare nel mezzo dell’autunno. La terza dose, allora, era riservata ancora a una platea più ristretta rispetto a quella attuale, ma nel novero rientravano a pieno titolo i cosiddetti super-fragili, cioè i pazienti gravemente malati e costretti a letto. Come l’87enne pordenonese, appunto. «Da quella volta, cioè da novembre - va avanti il figlio disperato - chiediamo all’ospedale il richiamo del vaccino contro il Covid. Mia madre ha completato il primo ciclo con la seconda dose ancora a febbraio 2021». È quasi un anno fa, il rischio inevitabilmente diventa sempre più elevato. «Abbiamo iniziato la nostra trafila tramite il Cup dell’Azienda sanitaria - prosegue lo sfogo di Alessandro Trentin - ma in quel modo, per le vaccinazioni a domicilio, non si riesce ad ottenere un vero e proprio appuntamento. Hanno preso solamente nota della situazione e ci hanno detto che sarebbero venuti a casa per effettuare l’iniezione a mia madre. Ma non si sono mai più visti né sentiti». Una difficoltà nota, quella legata alle vaccinazioni a domicilio da parte del personale dell’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale, peggiorata poi con l’aumento delle dosi da somministrare nei grandi hub e ancora con l’aumento dei contagi anche tra il personale sanitario». 


I TENTATIVI


Il figlio dell’anziana ha scelto poi di seguire una seconda strada, quella del medico di base. Niente da fare, purtroppo lo stesso risultato - nullo - ottenuto con l’Azienda sanitaria. «Il medico di famiglia - ha fatto sapere Trentin - ci ha detto che lavora ormai 12 ore al giorno e che non poteva occuparsi di questo caso. Siamo rimasti male per la seconda volta ma abbiamo pensato di rivolgersi anche alla Croce rossa». I volontari, quindi, che già altre volte (e anche di recente) si sono mossi dagli hub vaccinali per delle vere e proprie “missioni” sul territorio, alcune delle quali raccontate con tanto di fotografie. «Ma i volontari mi hanno detto che giustamente fanno quello che possono e che di casi come quello di mia madre purtroppo ce ne sono tanti». Morale, l’87enne rimane ancora senza terza dose dopo mesi di tentativi finiti nel nulla. 


L’EPILOGO


C’è solo l’ultima soluzione, prospettata dal figlio della donna. «Credo di essere costretto a mettere mia madre su una carrozzina, chiamare un taxi attrezzato e raggiungere un hub vaccinale come ho fatto in occasione delle prime due dosi del vaccino, pagando la bellezza di 80 euro. In questo modo però esporrò una paziente estremamente fragile a rischi notevoli, anche legati al possibile contagio»

Ultimo aggiornamento: 08:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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