Case di riposo senza terze dosi di vaccino: «Così richiudiamo le porte alle visite dei parenti»

Giovedì 21 Ottobre 2021 di Marco Agrusti
Vaccino in casa di riposo

Il clima si è fatto tesissimo. E non c’entrano no-vax, picchetti, manifestazioni varie che pur preoccupano il Friuli Venezia Giulia alla vigilia di un week-end caldo. La protesta arriva in questo caso da luoghi “insospettabili”, dove l’unica preoccupazione di solito è quella di proteggere i più deboli e i più fragili: le Rsa e le case di riposo. 
Il tema è quello della terza dose del vaccino, che prioritariamente è attesa proprio dove il virus, nelle ondate più devastanti, ha provocato i danni maggiori. Il problema, in soldoni, è uno solo: non c’è ancora una data certa per l’avvio della somministrazione dei richiami. E oltre a rischiare focolai (già presenti nelle residenze, soprattutto in quelle di Trieste e dintorni), il timore è quello di subire la rabbia dei direttori delle strutture. 


I FATTI


La strategia è stata tracciata, non da oggi e nemmeno da ieri. Nelle case di riposo o comunque nelle comunità per anziani autosufficienti e non, la terza dose del vaccino contro il Covid dovrà essere somministrata assieme all’antidoto contro l’influenza stagionale. È un fatto di comodità, nelle pieghe di una procedura che sulla carta non fa una grinza. 
Sulla carta, appunto, perché nei fatti le cose non stanno andando esattamente come ci si aspettava. E il problema, per una volta, non è l’approvvigionamento dei prodotti contro il Covid. Quelli ci sono, anche troppi rispetto alle richieste generali. Si potrebbe partire anche domani mattina. A mancare, al momento, sono le fiale contro l’influenza. 
A denunciarlo sono in prima battuta i medici di base. «Non sappiamo ancora quando ci verrà dato in mano il prodotto», spiega a chiare lettere il presidente pordenonese dell’Ordine professionale, Guido Lucchini. E proprio i medici di base dovrebbero svolgere - anche e soprattutto nelle case di riposo - il ruolo di vaccinatori con entrambe le fiale: quelle contro il Covid e quelle rivolte all’influenza. Ecco perché la macchina al momento è bloccata. 


LA “MINACCIA”


Nelle case di riposo della regione non si respira un’aria di tranquillità. Nel Goriziano, ad esempio, erano tutti pronti a far partire le operazioni, poi è arrivato lo stop inatteso. E c’è anche chi, di fronte al ritardo della somministrazione delle terze dosi, sta pensando a misure più drastiche. «Se non ci si muove - tuona ad esempio Alessandro Santoianni, direttore della casa di riposo di San Vito al Tagliamento - prenderò una decisione controcorrente, nonché grave: chiuderò di nuovo le visite dei familiari». Era stata una delle maggiori conquiste del post-pandemia, e ora rischia di tornare in ballo a causa del ritardo sulle terze dosi. 


CONSEGUENZE


La somministrazione del richiamo “booster”, come dimostrano gli studi scientifici sempre più consolidati, è fondamentale per rinforzare la protezione conferita dalle prime due iniezioni. E lo è soprattutto quando si parla di persone ad alto rischio ed estremamente fragili come gli anziani delle case di riposo, spesso portatori di diverse patologie pregresse. Pur mantenendo una buona protezione nei confronti della malattia grave, infatti, i vaccini contro il Covid mostrano una flessione dell’efficacia se si parla di contagio. E nei casi di pazienti con più patologie, non si può rischiare di ripiombare nell’incubo. Ecco perché un’accelerazione sul fronte delle terze dosi è fondamentale. Ma tutto dipende dai vaccini contro l’influenza, che anche la Regione attende con ansia. 

 

Ultimo aggiornamento: 13:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA