Covid, terze dosi "fantasma" in Fvg: vaccinazione fatta ma non registrata. E Green pass a rischio

Mercoledì 26 Gennaio 2022 di Marco Agrusti
Un centro vaccinale
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Tra una settimana, cioè il primo febbraio, tutti gli ultracinquantenni del Friuli Venezia Giulia dovranno essere vaccinati. E questo indipendentemente dal posto di lavoro o meno. Sempre il primo febbraio scadranno molti Green pass ottenuti grazie alla seconda dose del vaccino negli ultimi sei mesi. Scadenze, queste, che molti friulani ora rischiano di “bucare”. Non perché non abbiano aderito alla campagna vaccinale, ma semplicemente perché negli ultimi giorni stanno aumentando le segnalazioni relative a terze dosi “fantasma”, cioè a vaccinazioni regolarmente ricevute ma non ancora registrate dal “sistemone” regionale che deve gestire a livello informatico le informazioni. E i Dipartimenti di prevenzione si trovano inondati di mail e telefonate. Sono cittadini sempre più spazientiti che ora temono problemi al lavoro in vista dell’obbligo vaccinale. 


L’ALLARME


Solo ieri, alla segreteria del Dipartimento di prevenzione di Pordenone, sono arrivate 700 mail. «Si tratta anche di persone che attendono la fine della quarantena - spiegano i vertici della struttura d’emergenza locale - ma soprattutto di cittadini ancora sprovvisti del Green pass perché hanno fatto la terza dose ma la vaccinazione non risulta ancore registrata». E qui ci si deve fermare e chiedersi il perché. E in realtà si tratta di una serie di concause. La prima ragione è informatica, legata a un cambio della piattaforma software avvenuto a inizio gennaio. Fisiologico adattamento tecnico, quindi. Ma c’è molto di più, perché i numeri superano le diverse migliaia di persone che ad oggi sono in attesa di vedere riconosciuta la loro terza dose. 


L’INGORGO


Si torna sempre allo stesso punto, che è quello della mancanza di personale di fronte a una mole di lavoro che è diventata enorme, specie a causa dell’aumento dei contagi (e delle quarantene) provocato dall’ingresso in Friuli Venezia Giulia della variante Omicron. «Solo nel Friuli Occidentale - spiegano ancora dal Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria - ci sono 1.400 vaccinazioni da mettere a sistema ogni giorno». E il personale, che fa il possibile, non basta a gestire tutto il lavoro in arrivo ogni 24 ore. Ecco perché i dati finiscono per accumularsi e per slittare al giorno dopo. E poi ancora a quello successivo. Le cose vanno meglio, invece, in provincia di Udine, dove la macchina della prevenzione è munita di più addetti. Basti pensare che l’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale ha rinforzato il Dipartimento impegnato in prima linea con un solo nuovo elemento. Il resto lo fanno i volontari e le cooperative, ma la coperta rimane sempre corta. 


LE DIFFERENZE


Analizzando ancora più a fondo il problema, si percepisce poi come le cose cambino anche abbastanza radicalmente a seconda del centro di vaccinazione scelto dagli utenti. C’è chi si è affidato agli hub privati convenzionati e si è visto recapitare il Green pass aggiornato dopo un giorno o due dall’iniezione. Nettamente più in difficoltà, invece, i centri gestiti direttamente dal pubblico, con attese che superano anche gli otto giorni dalla somministrazione dell’antidoto. 
Ci sono anche dei casi limite, come quello di Lucio, cittadino pordenonese, che risultava essere in attesa del suo Green pass aggiornato addirittura dal 28 di dicembre. Un certificato arrivato solamente in seguito a una serie di comunicazioni e chiamate dirette all’Azienda sanitaria. 


LE CONSEGUENZE


I tempi ormai iniziano a diventare sempre più stretti. Dal primo febbraio il vaccino diventerà obbligatorio per gli ultracinquantenni e molti altri Green pass saranno in scadenza. Chi non avrà ricevuto ancora la certificazione verde, nonostante la vaccinazione, dovrà affidarsi al referto del centro vaccinale. Nella speranza che basti per evitare sanzioni. 

 

Ultimo aggiornamento: 17:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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