Vaccino, in Fvg è allarme adesioni tra i 60enni. Ecco chi rifiuta e cosa si rischia

Sabato 1 Maggio 2021 di Marco Agrusti
Un centro vaccinale
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PORDENONE - La differenza, potenzialmente, è quella tra il giorno e la notte. Tra una vittoria anche abbastanza rapida, rispetto alle sofferenze alle spalle, e un percorso più lento e incerto. Nella campagna vaccinale più imponente della storia dell’umanità, l’adesione da parte della popolazione è l’unico fattore che conta. E ieri in Friuli Venezia Giulia sul più bello è suonato l’allarme proprio su questo tema. Le percentuali tra i cittadini a rischio, infatti, sono ancora basse. Non bassissime, perché superano in ogni caso il 50 per cento. Ma non soddisfacenti, non sufficienti. E l’esercito dei contrari (o dei dubbiosi) di fronte al vaccino rischia di compromettere il ritorno alla normalità in una regione che è riuscita ad abbattere il contagio e che spera di tornare a vivere. 

IL NODO
Il 50 per cento degli ultranovantenni non ha presentato domanda per il vaccino. Ma in questo caso si tratta di una fetta di popolazione non così numerosa. I problemi sono altrove, li si incontra scendendo le fasce anagrafiche. E il dato che preoccupa di più è quello legato alle persone tra i 60 e i 69 anni. Sono a rischio, perché generalmente occupano i letti di Terapia intensiva, mentre i più anziani finiscono generalmente nei reparti di Medicina. Sono spesso in salute, quindi hanno numerose relazioni e si trovano inseriti in contesti sociali nei quali la trasmissione è più facile. Molti lavorano ancora. Ci si aspettava una risposta diversa, e invece all’appello manca il 40 per cento della platea. La forbice si assottiglia invece tra gli ultrasettantenni e gli ultraottantenni, con un 25 per cento che manca ancora all’appello. Ecco perché ieri la Regione ha iniziato a raccogliere le adesioni tra gli under 60 con lievi fragilità: il rischio, infatti, è di avere vaccini a volontà ma non abbastanza braccia da “bucare”. Non solo, il pericolo è anche quello di lasciare scoperta una fetta consistente di popolazione a rischio, ma non per una negligenza, bensì per una scelta della popolazione stessa. 


L’APPELLO
Ieri sul tema è intervenuto anche il presidente del Fvg Massimiliano Fedriga. Lo ha fatto portando un esempio: «Mia madre si è vaccinata con AstraZeneca. Non dobbiamo avere paura, perché allora dovremmo averla anche quando ci mettiamo al volante o passeggiamo». E ancora: «Se ci dovesse mancare la platea da vaccinare, rischieremmo un danno enorme. Vanificheremmo tutto. Le categorie che rifiutano la dose creano un grosso problema. Abbiamo le armi ma corriamo il pericolo di non colpire il bersaglio nel momento decisivo. Il mio è un appello: vaccinatevi». La Regione, però, almeno per ora non pensa a realizzare un “Vaccine day”, cioè un giorno di somministrazioni libere (senza prenotazione) e conta ancora sulla crescita delle adesioni. 


LO STIMOLO
Il vaccino presto rappresenterà anche un criterio per evitare nuove chiusure, e questo Fedriga lo sa bene. Per questo il Fvg spinge affinché si considerino i vaccinati sull’adesione e non sulla popolazione generale. È possibile, ma non certo. Nel secondo caso il Fvg sarebbe penalizzato, dal momento che è indietro nella classifica nazionale se si considera la popolazione generale. Ma c’è anche un altro aspetto: «Pensate ai viaggi - ha concluso Fedriga -: presto chi sarà vaccinato potrà muoversi ovunque, chi rifiuta no». Ma la sensazione è che sia il tipo di vaccino il vero problema: una virata su Pfizer potrebbe risolvere parzialmente il problema. 

 

Ultimo aggiornamento: 17:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA