Effetto Covid in Fvg, è "fuga" dalla scuola: oltre 700 alunni in educazione parentale senza regole

Sabato 29 Gennaio 2022 di Marco Agrusti
Una scuola parentale
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Teresa Tassan Viol, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Friuli Venezia Giulia, non ha esitato a usare un termine secco per definire il fenomeno. «Preoccupante». E ha aggiunto che si tratta di una tendenza «in grande espansione». A fare da acceleratore, la pandemia, che con le regole sempre più strette sta provocando una “fuga” dalla scuola tradizionale e un’impennata delle famiglie che finiscono per scegliere l’istruzione parentale. Con numeri che in Friuli Venezia Giulia sono in continua crescita. 


I DATI


Nell’anno scolastico 2019-2020, in tutta la regione gli alunni che avevano lasciato gli istituti statali o paritari per abbracciare l’istruzione parentale (quindi a casa in piccoli gruppi) erano arrivati a quota 291. La crescita c’era già, perché nei due anni precedenti erano segnalati rispettivamente 245 e 145 allievi. Ma il 2019-2020 è stato l’ultimo anno scolastico iniziato prima della pandemia. Ed è con il Covid che si è concretizzata la progressiva “fuga” dalla scuola pubblica o paritaria, comunque tradizionale. Il report dell’Ufficio scolastico regionale per l’annata 2020-2021 (piena pandemia), conferma infatti quasi un raddoppio degli studenti che hanno lasciato le classi per sposare i progetti parentali della regione. Si è arrivati a quota 757 alunni, la maggior parte dei quali fa parte del ciclo primario, che comprende asilo e scuola elementare. Sono 171, infatti, gli studenti delle medie e solo 20 nel ciclo delle scuole superiori. 


EFFETTO VIRUS


«Si rileva - spiega l’Ufficio scolastico regionale - che alcune scuole rimarcano che l’emergenza sanitaria ha evidenziato un aumento significativo delle richieste di istruzione parentale. Le maggiori criticità segnalate dalle scuole riguardano le relazioni con le famiglie non sempre collaborative e in un caso si dice anche che “non sempre la scelta è totalmente condivisa da entrambi i genitori. In un caso la scuola ammette che non è sempre possibile (o semplice) verificare le reali competenze autodichiarate dai genitori. Una scuola osserva che le famiglie ricorrono al consiglio di “esperti” senza accorgersi dei possibili danni che l’istruzione parentale può causare allo sviluppo di una corretta socialità. Si osserva infatti da più parti che l’aspetto maggiormente carente dell’istruzione parentale riguarda l’ambito relazionale, sia con gli adulti che con i pari. Inoltre, l’istruzione parentale è a discapito dell’acquisizione, dell’autonomia e delle competenze dell’alunno. Non sempre vengono fornite agli alunni in istruzione parentale le necessarie competenze, in particolare le competenze trasversali. In un caso, si presume che le criticità potrebbero emergere in sede di valutazione finale. Un’ultima criticità riguarda l’incertezza sulla sede dell’ esame d’idoneità. Anche in Friuli Venezia Giulia i genitori vedono nel Covid il motivo principale di questa scelta. Alcune scuole sentite telefonicamente hanno confermato che al termine dell’emergenza, le famiglie richiederanno la frequenza a scuola».


COME FUNZIONA


Gli istituti li istituti scolastici acquisiscono le dichiarazioni delle famiglie, le quali autocertificano di essere in possesso dei requisiti o mezzi economici idonei per impartire l’istruzione parentale ai propri figli o di avvalersi della collaborazione di professionisti o associazioni competenti sul piano culturale e didattico. Al termine dalla fase di verifica delle dichiarazioni dei genitori, il dirigente comunica agli stessi, o agli esercenti la potestà parentale, che entro il termine dell’anno scolastico l’alunno dovrà sostenere il prescritto esame di idoneità alla classe successiva e dovrà produrre la relativa documentazione rilasciata dall’istituto in cui sosterrà l’esame.

 

Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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