Covid in Fvg, più di 70mila lavoratori andranno all'assalto del tampone ogni due giorni: medicine a rischio

Sabato 9 Ottobre 2021 di Marco Agrusti
Un tampone rapido

Quasi 70mila persone all’assalto dei tamponi a partire da venerdì prossimo. Ecco i numeri che rischiano di mettere in crisi non solo le farmacie, ma tutto il sistema della prevenzione in Friuli Venezia Giulia. Li ha svelati la Cgil regionale e non sono altro che i lavoratori ancora non vaccinati di tutta la regione. Le stime comprendono sia i dipendenti privati che quelli pubblici, con questi ultimi in netta minoranza e soprattutto in parte già costretti a ricorrere ai test rapidi se non vaccinati. 


IL DATO DI FATTO


«Su circa 300mila lavoratori in tutta la regione - spiega il segretario della Cgil, Villiam Pezzetta - stimiamo che possano essere circa 60mila i privati che si presenteranno alla scadenza senza la vaccinazione. A questi dobbiamo aggiungere circa 10mila dipendenti del settore pubblico. Circa 70mila persone, quindi, ogni 48 ore dovranno effettuare un tampone rapido oppure non potranno andare al lavoro. Il sistema diventerà saturo in breve termine, siamo alla vigilia di una grande confusione. Il governo dovrebbe intervenire e sancire solamente l’obbligo vaccinale». 
Settantamila tamponi ogni 48 ore significa circa 35mila al giorno. Più di quanti se ne siano mai visti durante tutta la pandemia. 


MURO CONTRO MURO


Anche per questo le farmacie, tramite le associazioni di categoria, spingono affinché sia il settore pubblico (in questo caso la la sanità) a farsi carico dei test rapidi legati unicamente al Green pass, magari con dei centri simili a quelli allestiti per la vaccinazione di massa. Ma dalla Regione arriverà un “no” fermo, figlio di una convinzione di base: non si può, in questo momento decisivo, offrire un possibile assist alla quota di non vaccinati, perché lo spirito della norma legata al Green pass va proprio nella direzione opposta. Incentivare i vaccini, non rendere sempre più agevoli i tamponi. 


TIMORI


C’è un’altra paura che alberga nella mente dei vertici sindacali in vista del 15 ottobre. Si tratta del nodo dei controlli nelle aziende. «Saremo esposti al rischio di denunce e ricorsi - spiega sempre Pezzetta della Cgil - ma anche alla possibilità che nelle aziende, specie in quelle di medio-piccole dimensioni, si possano venire a creare vere e proprie discriminazioni. I controlli, secondo il decreto, devono essere svolti a campione. Chi garantisce che ad essere controllati non siano sempre gli stessi dipendenti, magari lasciando “liberi” degli addetti vicini ai titolari?». 


CATEGORIE 


Anche le Federazioni regionali dei lavoratori commercio turismo e servizi tornano sulla scadenza del 15 ottobre. «Sarà necessario regolamentare la somministrazione gratuita dei tamponi diagnostici molecolari, senza dover scaricare necessariamente sulle singole persone, famiglie, lavoratrici e lavoratori, o sulle Imprese, la responsabilità ed i costi di una non scelta politica. Certamente però spetta anche a noi essere inclusivi nel mondo del lavoro, tra lavoratrici e lavoratori, e sforzarci di immaginare misure condivise che non producano ulteriori fratture all’interno dei posti di lavoro. Dalla saturazione delle liste di prenotazione in farmacia alla conciliazione tra l’orario di lavoro, l’orario dettato dalla farmacia e l’ organizzazione dell’attività aziendale; dal costo e dalla durata del test che rischiano di produrre il rallentamento di molte attività produttive ma anche un aumento di carico di lavoro per altre, allo scarico completo di responsabilità di vigilanza e controllo nei confronti delle imprese, sono ricadute che potrebbero verificarsi nelle prossime settimane».

 

Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA