Green pass al lavoro, i due "giganti" dell'industria alla prova della ripartenza scelgono la linea dura

Lunedì 18 Ottobre 2021 di Marco Agrusti
L'Electrolux di Porcia

Arriva il momento del test per i colossi della metalmeccanica e delle acciaierie in Friuli Venezia Giulia. Oggi, infatti, “debuttano” Danieli ed Electrolux, dopo due stop figli di diverse ragioni andati in scena venerdì, in quello che per tutte le altre realtà era stato il primo giorno dell’era Green pass. E il riavvio della produzione nei due stabilimenti simbolo delle province di Pordenone e Udine coincide anche con lo stress-test a cui sarà sottoposta la linea dura, quella cioè che le due aziende hanno deciso di mantenere anche a fronte delle pressioni crescenti del mondo sindacale. 


IL QUADRO


All’Electrolux di Porcia è momentaneamente stata risolta la carenza di laminati. Quindi la produzione può riprendere. Ancora una volta lo stabilimento era risultato vittima della scarsità di materie prime, un problema di portata mondiale che ha portato anche a un’impennata dei prezzi su scala globale e che sta mettendo in difficoltà anche la produzione di elettrodomestici di Porcia. Senza le lamiere metalliche, per le quali c’è stato un importante problema a livello di fornitura, il reparto di Electrolux non può lavorare. Gli operai, quindi, sono andati in cassa integrazione e rientreranno (per la prima volta con il Green pass) solamente oggi quando il problema dovrebbe essere risolto. «Ma potrebbe ripresentarsi nel prossimo futuro», ha ammonito sempre Zoccolan della Rsu. Situazione diversa alla Danieli di Buttrio, il colosso internazionale delle acciaierie chiavi in mano. Uno sciopero aveva macchiato e segnato il primo giorno di introduzione del Green pass. Gli operai chiedevano sostanzialmente la stessa misura ambita da altri colleghi: un aiuto sul fronte dei tamponi. Oggi invece non sono attesi particolari disagi, e anche Danieli si troverà di fronte al calcolo delle assenze in seguito ai controlli da effettuare all’ingresso. 


LA SICUREZZA


Linea dura, si diceva. I due “big” delle province di Pordenone e Udine, infatti, si staccano dalla logica degli accordi rincorsi dai sindacati. Non scendono a patti con le maestranze e rifiutano ad oltranza la possibilità di pagare in toto o di contribuire anche solo in parte al costo dei test rapidi, che quindi restano unicamente a carico dei lavoratori non vaccinati. «La nostra decisione resta questa, non si torna indietro», ha detto Anna Mareschi Danieli. Stessa linea all’Electrolux. «L’azienda non paga assolutamente i tamponi», ha confermato Walter Zoccolan, della Rsu di fabbrica. 
Quanto ai controlli, a Porcia, saranno effettuati dal personale della Croce rossa, con la quale l’azienda ha stipulato una convenzione. 


IL RISCHIO


Ma c’è un altro problema che potrebbe segnare il primo lunedì successivo all’entrata in vigore del Green pass sul posto di lavoro. La Cgia di Mestre, infatti, sulla base di uno studio condotto con un focus particolare sul Nordest, ha lanciato l’allarme: in Friuli Venezia Giulia, a causa della scarsità di tamponi nelle farmacie, potrebbero essere ben 51mila i lavoratori che rischierebbero di rimanere fuori da aziende e fabbriche in quanto impossibilitati a ottenere un appuntamento per il test antigenico. Si tratta di una stima che la stessa Cgia annuncia «per eccesso», dal momento che la gran parte delle aziende in realtà si è organizzata prenotando per tempo (e a lungo termine) i tamponi per i propri dipendenti. Il rischio comunque non è affatto eliminato: le farmacie sono piene e anche i laboratori privati fanno fatica a tenere il ritmo delle richieste.

 

Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA