Altro pasticcio sulle pillole anti-Covid: sono in farmacia ma per averle serve la ricetta cartacea. «Rischio contagio»

Martedì 10 Maggio 2022 di Marco Agrusti
Medici

È un pasticcio, bello e buono. E verrebbe da dire l’ennesimo per quanto riguarda gli antivirali in pastiglie che promettevano una svolta-bis nella lotta alla pandemia. Prima il problema era la scarsità di scorte, poi la concentrazione del farmaco negli ambienti ospedalieri, con una conseguente pressione su di un sistema già in difficoltà. Ora che invece a prescrivere le pillole potrebbero essere anche i medici di medicina generale, ecco un altro problema, legato alle ricette. 


I DETTAGLI


I farmaci antivirali (si parla del prodotto messo in commercio dalla Pfizer e ad esempio del suo predecessore, cioè la compressa della Merck) secondo il ministero della Salute e l’Aifa si potrebbero trovare dal medico di base. Una ricetta e via, si va in farmacia come per tantissime altre medicine. Invece le cose non stanno così, perché c’è un ostacolo sottolineato dagli stessi medici: l’antivirale contro il Covid, infatti, non è inserito tra quellli che si possono prescrivere con una ricetta elettronica. Serve il modello cartaceo. E il paradosso in questo caso è più che evidente. Chi richiede la pillola contro il Covid, infatti, è positivo al tampone. Di fatto, quindi, un medico dovrebbe presentarsi a casa del paziente, rischiare di contagiarsi, e firmare infine una ricetta “medievale” rispetto ai metodi attuali. «Stiamo cercando di risolvere il problema con Insiel (la società informatica a cui si appoggia la Regione, ndr)», ha spiegato il presidente pordenonese dell’Ordine, Guido Lucchini. E c’è un dettaglio in più: la ricetta elettronica garantirebbe anche tempi di risposta più rapidi. Un fatto non da poco, se si pensa che per mantenere la sua efficacia, il farmaco antivirale dev’essere somministrato ai pazienti più a rischio al massimo entro cinque giorni dall’insorgenza dei primi sintomi del Covid. Intanto la prossima settimana in tutta la regione si svolgeranno incontri tra gli infettivologi e gli Ordini per avviare quantomeno la prescrizione in ambulatorio. Perché al momento neppure quella è partita.


I FARMACISTI


Da ieri il farmaco è presente nelle farmacie. Gli antivirali hanno dimostrato una buona efficacia se utilizzati in soggetti a rischio a condizione, però, che siano somministrati nei primi cinque giorni di malattia; finora l’iter prevedeva la segnalazione dei pazienti eleggibili da parte del medico di famiglia o delle Usca allo specialista dei centri individuati dalle Regioni, la prescrizione da parte dello specialista stesso e la dispensazione nelle farmacie ospedaliere. Con il rischio, quindi, di superare il termine entro il quale tali farmaci possono essere efficacemente somministrati. Affidare la prescrizione ai medici di medicina generale e la distribuzione alle farmacie significa portare il farmaco laddove serve e nei tempi previsti. 
«Il motivo principale per il quale le farmacie sono coinvolte nella distribuzione dell’antivirale Paxlovid è che, se si vuole distribuire rapidamente e capillarmente un farmaco, questo deve essere prescritto dal medico di famiglia e distribuito dalle farmacie. È la sinergia delle due figure che rende efficace il sistema di prescrizione e dispensazione» Così il presidente di Federfarma Fvg, Luca Degrassi, in merito alla distribuzione in farmacia dell’antivirale orale per il trattamento precoce del Covid, Paxlovid

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 07:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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