La rivoluzione non è servita: i malati solo positivi finiscono lo stesso nella lista Covid, ecco perché

Martedì 4 Ottobre 2022 di Marco Agrusti
Un reparto Covid
2

Ci risiamo. All’alba dell’autunno il Friuli Venezia Giulia si ritrova con 174 pazienti ricoverati nei reparti dedicati ai malati non gravi positivi al Covid. È lo stesso livello che in regione si poteva notare ad aprile, quando si era in piena epoca Green pass e quando non si parlava ancora di quarta dose. Ma quel “ci risiamo” non si riferisce affatto (per fortuna) a una nuova stagione di limiti e restrizioni, quanto a un vizio di forma che rende potenzialmente e progressivamente sempre meno credibili i bollettini quotidiani stilati a quattro mani dalle autorità sanitarie e dai massimi vertici regionali della Salute. 

I DETTAGLI


All’inizio dell’estate, infatti, unarivoluzione fortemente caldeggiata dal Friuli Venezia Giulia e promossa dall’assessore Riccardo Riccardi era riuscita a diventare vera: basta con il conteggio dei ricoveri compilato come se tutti i malati fossero uguali, come se non ci fosse una distinzione netta tra un vero malato di Covid (polmonite, febbre, necessità di ventilazione) e un paziente ricoverato in ospedale per altri motivi e sfortunatamente anche risultato positivo al tampone di rito. Da quel momento in poi gli ospedali avrebbero potuto distinguere tra le due tipologie di infettati (un processo fin troppo lento, dopo oltre due anni di pandemia), permettendo ai pazienti solo positivi ma senza i sintomi del Covid di “convivere” all’interno di altri reparti: chirurgia per chi attendeva un’operazione, ortopedia per un braccio rotto e via dicendo. E in effetti le strutture sanitarie si sono adeguate, realizzando le cosiddette “bolle”, che consistono anche in Friuli in delle stanze isolate dalle altre del reparto e in grado di accogliere i pazienti positivi senza scaricarli verso le Medicine Covid. Il problema, però, è che una volta che i dati confluiscono tutti nel grande calcolatore della Regione, questa distinzione non si vede più. E si torna per così dire all’antico, al metodo nato con i primi contagi del febbraio 2020. 


IL PROBLEMA


Gli ospedali mandano un “dispaccio” alla Direzione salute del Friuli Venezia Giulia. È dettagliato, e comprende la distinzione tra i vari malati positivi al tampone presenti nelle varie strutture della regione. Nel bollettino quotidiano, però, questa differenza scompare e tutti i pazienti con un test positivo vengono accorpati in un unico numero. Che oggi porta il contatore dei ricoveri a quota 175 persone nelle Aree mediche. Solo una piccola percentuale di questi, però, ha davvero i sintomi della malattia portata dal Sars-Cov2. Insomma, ci risiamo. Sembra una questione di lana caprina, ma in gioco c’è uno dei fattori chiave nel “gioco” della comunicazione della pandemia: la trasparenza nella formulazione dei dati, perché non è vero - attualmente - che in Friuli ci sono 175 malati ricoverati a causa del Covid. Sono in ospedale, ma non per la pandemia. 

Ultimo aggiornamento: 16:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci