Coronavirus, il Fvg rischia un lockdown lungo: la zona arancione potrebbe durare almeno un mese, ecco perché

Giovedì 14 Gennaio 2021
Il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga

PORDENONE E UDINE - Con ogni probabilità, non sarà come in autunno. La zona arancione che sta per essere decretata per il Friuli Venezia Giulia (al 99 per cento da lunedì) rischia di essere più lunga rispetto a quella già affrontata da metà novembre alla prima settimana di dicembre. È questa l’indiscrezione più importante che filtra direttamente dagli ambienti vicini al ministero della Salute. La regione, quindi, rischia un lungo stop causato dai numeri, che prima delle ultime 48 ore, quando è sembrato esserci un calo, hanno testimoniato lo scivolamento del territorio verso una condizione di rischio alto. Lungo quanto? Più di tre settimane. Almeno un mese, perché tornare in zona gialla (al momento non si intravede nemmeno la “luce” rappresentata dalla neonata zona bianca) non sarà più così facile come in passato. 


I DETTAGLI
Stamattina il presidente Massimiliano Fedriga parteciperà all’ennesimo vertice telematico con il governo e le altre Regioni. I ministri Boccia e Speranza spiegheranno i dettagli del nuovo Dpcm che entrerà in vigore dal 16 gennaio. Domani, invece, via alle ordinanze. È stato lo stesso Speranza, ieri in Parlamento, ad annunciare l’ingresso in fascia arancione di 10-12 regioni, e tra di esse c’è il Friuli Venezia Giulia. Ma cosa cambierà rispetto alla stretta autunnale? Nulla dal punto di vista dei divieti, che saranno gli stessi, ma molto sotto il profilo della durata della stretta. È dimostrato, infatti, che per ottenere risultati duraturi è necessario consolidare la riduzione di contagio e ricoveri. E in questo senso le tre settimane autunnali in zona arancione non sono bastate. 


NUMERI
Il Fvg è entrato nella seconda fascia di restrizioni il 15 novembre ed è tornato in giallo il 6 dicembre. Il ministero della Salute aveva deciso il declassamento della regione quando i casi giornalieri oscillavano tra i 600 e gli 800, mentre i ricoverati con sintomi si aggiravano sui 400. Entrambe le tendenze erano in salita, come le rispettive curve. Ma - ed ecco il dato più importante - la scorsa zona arancione ha avuto solo l’effetto di appiattire la curva, e non di abbatterla. Anche a inizio dicembre, infatti, i casi continuavano ad oscillare tra i 600 e gli 800 al giorno come valore medio, e i ricoveri in ospedale, arrivati oltre quota 600, non sono mai davvero scesi, rimanendo piuttosto in una situazione piatta sino al termine dell’anno, per poi affrontare una risalita che si è interrotta solamente negli ultimi quattro giorni. Infine l’incidenza, che nonostante la zona arancione è sempre rimasta tra i 600 e gli 800 casi (compresi gli asintomatici, non conteggiati invece dall’Istituto superiore di sanità nelle analisi del rischio) ogni 100mila abitanti su base bisettimanale. Ora, per tornare in zona gialla sarà necessario non solo abbassare l’indice Rt, ma anche dimostrare di aver parzialmente svuotato gli ospedali e di aver permesso la diminuzione dell’incidenza sul territorio. Un processo lungo, che come dimostrato dalla precedente esperienza richiederà più di tre settimane. 

 

Ultimo aggiornamento: 22:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA