Turismo, addio a tedeschi e austriaci: «Ripartire è impossibile»

Venerdì 15 Maggio 2020 di D.L.
TURISMO L'abbazia di Sesto al Reghena. Difficile ripartenza per il comparto

PORDENONE - Gli alberghi stanno ricominciando a riaprire in un clima, però, di totale incertezza poiché non sono nemmeno ancora chiare le linee guida da adottare. Gli agriturismo e buona parte dei ristoranti attende il riavvio del 18 maggio e sta sopravvivendo grazie alle riconversioni prima con le consegne a domicilio, poi con la vendita per asporto. Situazioni che, però, non pareggiano le gravi perdite accusate durante il lockdown. «E poi - sottolinea non senza una forte preoccupazione Sergio Lucchetta, presidente del Consorzio Pordenone Turismo - dobbiamo dirlo con chiarezza: riaprire va certo bene, ma attenzione che per la stragrande maggioranza degli operatori del turismo questo non vuole dire ricominciare a lavorare. La ripartenza non è affatto automatica, bisognerà purtroppo misurarsi con una serie di difficoltà che sono di non poco conto». Ma soprattutto per il turismo del territorio, che negli ultimi anni era riuscito a conquistare anche importanti fette di mercato, soprattutto in Germania e in Austria, vede andare in fumo tutto quello che era stato seminato nei mesi precedenti l'arrivo del virus e del lockdown. 
PRENOTAZIONI ADDIO
Non solo sono saltati tutti gli eventi e tutte le manifestazioni - sia fieristiche che sportive ma anche culturali - ma si sono interrotti a causa della chiusura dei confini quei rapporti e quelle collaborazioni con le agenzie di oltre frontiera. Centinaia e centinaia di turisti tedeschi e austriaci che aveva scelto le località del Friuli occidentale per trascorrere alcuni giorni non arriveranno. «Quello purtroppo - come conferma Lucchetta - è un lavoro che rischia di essere completamente bruciato per quest'anno. Dobbiamo già entrare nell'ordine di idee che se li recupereremo quel tipo di turista tornerà solo nel 2021. Per quest'anno dobbiamo reinventarci. E farlo in fretta e nelle condizioni in cui ci troviamo ancora oggi con giugno ormai alle porte è difficilissimo, per non dire impossibile». Per le sue caratteristiche la Destra Tagliamento può contare su due tipologie di turisti-visitatori. «C'è il cosiddetto turismo-aziendale - spiega Lucchetta - che è fatto dei molti scambi che le imprese del territorio hanno con l'Europa e con il mondo intero. E c'è il turismo leggero, quello di chi veniva nel nostro territorio per scoprire la tranquillità dei piccoli borghi, alcuni tra i più belli d'Italia, e delle nostre vallate. Allora, finché le aziende non ripartono a pieno regime non ci sono i manager che spesso portavano le famiglie. Sul fronte del turismo lento è necessario ricalibrare l'attrattività: dai Paesi confinanti ci si dovrà spostare sull'ospite domestico, cioé delle altre regioni italiane». Un lavoro che non si fa certo dalla sera alla mattina. E che richiederà tempo. «In una situazione che è drammatica».
ALBERGHI IN PERDITA
La conferma arriva da Federalberghi di Pordenone. «Le strutture stanno a poco a poco ripartendo. Ma - come informa la presidente Giovanna Santin - stanno tutte lavorando in perdita. Due, tre, massimo quattro le camere occupate. Un po' di lavoro lo hanno riportato i cantieri che sono ripartiti. Ma ancora non c'è assolutamente il giro delle aziende. Siamo in attesa delle linee guida, ma da quello che stiamo capendo ci vogliono trasformare da operatori dell'accoglienza in una sorta di controllori o di sanitari». Alla vigilia della ripartenza, che deve essere fatta in sicurezza, chiedono che le regole siano poche e chiare. «E poi l'altro enorme problema - sottolinea la presidente di Federalberghi - è quello della liquidità per le imprese. E' quanto mai necessaria una moratoria fiscale sull'intero 2020, non basta l'eliminazione della rata Imu di giugno. O c'è un vero piano di rilancio oppure in molti non ce la faranno».
 

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