Coronavirus e sanità in crisi, la denuncia: "Pordenone avrà meno soldi per le Terapie intensive"

Sabato 26 Settembre 2020 di Davide Lisetto
La Terapia intensiva di Pordenone

PORDENONE - Riemerge la vecchia questione del sotto-finanziamento della sanità del Friuli occidentale. Un tema che - negli anni passati, ma anche più recentemente nella prima fase della giunta regionale guidata dal governatore Massimiliano Fedriga - irrompe nel pieno dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia. E anche le cifre dei fondi dell’emergenza Covid (che lo Stato ha “girato” alla Regioni e che queste ultime redistribuiscono ai territori) rischiano di trasformarsi in una nuova bufera sulle iniquità che già vengono denunciate. 
OCCASIONE SPRECATA
A denunciare quella che sembra essere una nuova sperequazione delle risorse che penalizza la Destra Tagliamento è l’associazione pordenonese “Amici di Abele Casetta”. Viene sottolineato, con tanto di numeri alla mano, che vi è un iniquo finanziamento sia sul fronte delle risorse economiche destinate al rafforzamento delle terapie intensive, sia rispetto al pacchetto che riguarderà il potenziamento dei servizi sanitari territoriali anche con gli infermieri di comunità. «Noi del “Comitato Amici Abele Casetta”, da sempre impegnati in questo campo, vogliamo continuare a monitorare l’importante tema della sanità e, segnalare ai cittadini e ai nostri politici le eventuali sperequazioni sulle assegnazioni delle risorse regionali. La politica - è l’attacco al modello di redistribuzione - non può continuare ad amministrare e assegnare il denaro regionale in maniera non equa e senza una normale e onesta analisi delle necessità dei territori». Insomma, l’associazione rimarca come “Trieste è ancora lontana” e che su “questo fronte nulla sembra cambiare rispetto al passato”. Utilizzando gli stessi criteri, infatti, quei territori - in primis quello di Pordenone - che hanno avuto di meno continueranno ad avere di meno. «Si sta perdendo un’occasione per riequilibrare una situazione iniqua verso i cittadini della Destra Tagliamento», non ha dubbi il comitato che da anni si batte per cercare di riequilibrare i finanziamenti. 
L’EMERGENZA
È singolare però che lo spinoso tema dei soldi alle sanità dei territori riemerga proprio nel momento della grave situazione causata dall’emergenza pandemica. L’arrivo delle risorse legate proprio all’emergenza e per la riorganizzazione della sanità «dovrebbe essere una buona occasione - si sottolinea - per rivalutare le differenze e le disuguaglianze di servizi e finanziamenti nei territori della regione e per riavviare una serie riequilibrio. A quanto pare però i primi atti non vanno in questo senso». Il documento del comitato entra poi nel merito. Le risorse - si spiega - per il rafforzamento delle terapie intensive assegnate al Friuli occidentale sono state pari al 12 per cento del totale regionale. E per le terapie semi-intensive le risorse sono state pari al 21 per cento. «Questo nonostante i criteri prevedessero una redistribuzione dei denari in base al numero degli abitanti. Che nel Friuli occidentale rappresenta oltre il 25 per cento del totale dei residenti regionali». 
QUATTRINI E COMUNITÀ
L’altro aspetto riguarda le risorse per i servizi territoriali sempre legati all’emergenza Covid. Su quest’aspetto a finire nel mirino del comitato è la recente delibera regionale 1369/2020 che assegna le risorse per i servizi quali gli infermieri di comunità, gli assistenti sociali e gli psicologi. «Ebbene - secondo il comitato - non si è assolutamente tenuto conto delle risorse già esistenti, per cui chi aveva di più è stato finanziato esattamente come chi aveva di meno. Quindi, non riequilibrando gli assetti dei finanziamenti, finisce che quei territori che hanno di più avranno ancora di più». Infine l’appello: «Crediamo che il Recovery Fund e l’eventuale uso del Mes debbano diventare occasioni da non perdere per rinforzare i servizi dove sono storicamente penalizzati. E quelli del Friuli occidentale lo sono certamente».

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