Coronavirus, Fedriga contro la zona arancione nazionale: «Lavoriamo per le aperture, non per chiudere il Paese»

Domenica 21 Febbraio 2021 di Redazione
Il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga

PORDENONE E UDINE - Non chiusure, ma graduali e prudenti riaperture. Non una nuova stretta, ma un calendario credibile per poter riavviare alcune attività ferme da tempo a causa delle restrizioni. È questa la linea dell’amministrazione regionale retta dal presidente Massimiliano Fedriga. E sono questi i concetti espressi ieri durante la conferenza tra Stato e Regioni alla presenza del neo-ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini.
LE DISTANZE
«La posizione espressa pochi giorni fa dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, è privata e personale», è l’opinione della Regione Friuli Venezia Giulia. Si parla in questo caso della possibilità - ventilata proprio dal presidente dell’Emilia Romagna - di istituire a livello nazionale un’unica zona arancione per un tempo limitato. Questo per arginare l’impatto delle varianti sul contagio e nel frattempo accelerare la campagna vaccinale. Una nuova stretta omogenea, quindi, anche se non “dura” come quella che invece invoca una parte (per ora non maggioritaria) della comunità scientifica. Su questa posizione Fedriga non è d’accordo e ieri ha espresso il suo punto di vista appoggiato anche da alti presidenti, come ad esempio il ligure Toti. In mattinata era stato il segretario della Lega, Matteo Salvini, a sparare a zero sull’ipotesi di una nuova zona arancione a livello nazionale.
LA SPERANZA
La proposta che invece arriva dal Friuli Venezia Giulia è un’altra: non chiusure, ma parziali riaperture seppur dettate dalla massima prudenza. La regione sta attraversando una fase di progressiva discesa del contagio, con numeri in miglioramento ormai da un mese. In attesa dei nuovi risultati, l’impatto della variante inglese sui numeri è fermo al 5 per cento dei casi rilevati. Per questo il Fvg chiede di procedere a delle timide riaperture. A iniziare ad esempio dalla possibilità di garantire l’ok ai ristoranti non solo a pranzo, ma anche a cena. Un’ipotesi, questa, avanzata anche dalla Lombardia del presidente Attilio Fontana. Su questo punto, però, il Comitato tecnico-scientifico è sembrato inflessibile. «È necessario rivedere l’elenco delle attività economiche che mettono a rischio la tenuta sistema sanitario perché possono agevolare la diffusione del virus, le quali non possono riprendere e vanno indennizzate, dando invece alle altre la possibilità di riaprire in sicurezza. Questa valutazione deve però avvenire sulla base di criteri e studi scientifici che tengano conto della situazione attuale e non solo sulla scorta di quanto già attuato nelle prime fasi della pandemia», ha spiegato Fedriga a margine della Conferenza Stato-Regioni

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