Cordenons, il sindaco Andrea Delle Vedove guarito dal Covid «ma dopo due anni respiro male»

Martedì 25 Gennaio 2022 di M.A.
Andrea Delle Vedove

CORDENONS (PORDENONE) - Ha 54 anni, nessuna patologia pregressa. Non soffre di cuore, è uno sportivo (spesso si è piccato di praticare un buon tennis), si mostra in perfetta forma nonostante i tanti impegni e l'età che come per tutti ha una sola direzione. Eppure la sua storia è quella di un uomo forte e sano che dopo l'incontro con il Covid non è più stato lo stesso. E probabilmente mai più lo sarà, vista l'entità del danno che il virus è riuscito a lasciare sul campo. Il protagonista è il sindaco di Cordenons, il leghista Andrea Delle Vedove. E a quasi due anni dal suo contagio, la sua storia serve da monito: senza vaccino, questa non è un'influenza. E a marzo 2020 di vaccino non ne parlavano neanche gli esperti. Ecco perché oggi il primo cittadino di Cordenons si trova a convivere con una capacità polmonare ridotta e una sensazione di fatica cronica.


Delle Vedove, torniamo per un attimo a marzo di due anni fa. Cosa ricorda del primo contagio?
«Ricordo innanzitutto di essere rimasto positivo per circa due mesi. Un tempo eterno. E poi le grosse difficoltà respiratorie. Mi è stata subito diagnosticata una polmonite bilaterale. Fortunatamente sono riuscito ad evitare il ricovero e a gestire la malattia a casa. Ma sono stato davvero al limite».


Erano i primi vagiti della pandemia, si sapeva poco o nulla. Ha avuto paura?
«Diciamo che l'ho vista brutta. La paura c'è stata eccome. Nessuno sapeva bene cosa fare, c'era molta ignoranza. Ovviamente nel senso tecnico del termine. Nemmeno gli esperti erano a conoscenza del fenomeno. Io ho avuto tutti i sintomi classici del primo Covid, quello originario. Poi finalmente sono tornato negativo».


Il virus se n'era andato, i sintomi non del tutto. Che segni le ha lasciato la malattia?
«Partiamo da gusto e olfatto. Li avevo completamente persi nei giorni del contagio, ma non li ho recuperati totalmente per oltre un anno. Non è da molto che sono tornati ai livelli precedenti. Non una bella sensazione».


Ci avviciniamo ai due anni dal contagio. Ora come sta?
«Ci sono delle conseguenze che non ho ancora superato e che forse non supererò mai. Sono stato monitorato diverse volte, la mia situazione è seguita dai medici. In seguito alla polmonite bilaterale, i miei polmoni presentano due cicatrici evidenti. La mia capacità respiratoria è diminuita del 30 per cento».


Come le condiziona la vita questo problema persistente?
«Ogni colpo d'aria per me diventa una bronchite. Sono spesso affaticato e in difficoltà, per questo continuo le mie visite regolarmente».


In quei giorni concitati di inizio pandemia si sapeva poco. Ora molto di più. Come si sentirebbe di declinare la propria esperienza?
«Vorrei dire a tutti che questa non è una cavolata, non era e non è un'influenza. Soprattutto se sei senza vaccino. Io ne porto ancora i segni dopo quasi 24 mesi. Stiamo attenti, tutti. Ho sentito che addirittura qualcuno sta andando alla ricerca del contagio. È un comportamento pericolosissimo. Non è il caso di scherzare».


Un messaggio finale?
«La pandemia ci deve servire da lezione e il mio caso può insegnare qualcosa. Impariamo a fidarci sempre di più della scienza e sempre meno dei maghi».

Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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