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I Comuni non pagano le ditte, si rischia una pioggia di fallimenti: ecco il debito verso i lavoratori

Domenica 26 Giugno 2022 di Marco Agrusti
Pagamenti in ritardo

All’appello, manca un miliardo di euro in tutto il Friuli Venezia Giulia. Sono soldi che fanno la differenza tra un profitto (o quantomeno la copertura delle spese) e il rischio di saltare per aria. E dovrebbero arrivare dalle casse della pubblica amministrazione. Dovrebbero, perché in realtà non arrivano. E si prefigura già un autunno drammatico per tutte quelle imprese che dipendono - in parte o del tutto - proprio dai pagamenti della pubblica amministrazione. Lo rileva la Cgia di Mestre. «Tra il deterioramento del quadro economico generale - ascrivibile al caro energia/carburante e all’impennata dell’inflazione - l’impossibilità di cedere i crediti acquisiti con il superbonus 110 per cento e i mancati pagamenti della pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori - che secondo una stima in si aggira attorno a 1 miliardo di euro - molte attività commerciali e produttive rischiano di dover portare i libri in tribunale - è la fotografia dell’Ufficio studi della Cgia -. Con una specificità; per molte di queste imprese la chiusura definitiva non sarà causata dall’impossibilità di pagare i propri debiti, ma per crediti inesigibili, ovvero per insolvenze in grandissima parte imputabili alle inadempienze della nostra pubblica amministrazione». 

LA SPIEGAZIONE


Quali sono le ragioni per cui gli artigiani mestrini ipotizzano che al rientro dalle ferie i fallimenti potrebbero subire un forte innalzamento ? Se guardiamo la serie storica degli ultimi 10 anni, anche in FVG il picco massimo delle “chiusure” è stato raggiunto nel 2013, ovvero 1/2 anni dopo la crisi del debito sovrano che ha colpito pesantemente il nostro Paese. Pertanto, come in tutte le recessioni, gli effetti si esplicitano successivamente. Cosicché, dopo le difficoltà causate dal Covid nel biennio 2020-2021 e a seguito degli effetti negativi riconducibili alla guerra in Ucraina scoppiata verso la fine di febbraio, a partire dal prossimo autunno il numero dei fallimenti potrebbe tornare a crescere anche nella regione più a est del Paese e subire una brusca impennata nel corso del 2023. Negli ultimi 10 anni, comunque, il numero massimo di fallimenti in FVG si è registrato nel 2013 (281 casi), è rimasto elevato nel 2015 (263 casi), dopodiché c’è stata una progressiva riduzione che ha toccato il picco minimo nel 2021 (658 casi). «Ma la situazione più problematica - rilevano dalla Cgia - rimane lo stock dei debiti commerciali di parte corrente in capo alla nostra Pubblica Amministrazione (PA) che, a livello nazionale, continua vergognosamente ad aumentare. Ciò vuol dire che le imprese che lavorano per la PA non hanno ancora incassato una cifra spaventosa che è pari al 3,1 per cento del Pil nazionale; segnaliamo, infine, che nessun altro paese presente in UE registra un’incidenza così elevata». I settori più a rischio sono il commercio e l’edilizia. Sempre in questa prima parte del 2022, solo la provincia di Pordenone ha subito un leggerissimo incremento (+ 1 fallimento), mentre Udine, Gorizia e Trieste hanno registrato un risultato negativo: rispettivamente -1, -3 e -6.

Ultimo aggiornamento: 27 Giugno, 12:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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