Sta arrivando la grande ondata della crisi: nel commercio sono in pericolo 2.800 posti di lavoro

Martedì 22 Novembre 2022 di Elisabetta Batic
Un negozio chiuso

Imprese del terziario in allerta: se la situazione di crisi dovuta all’inflazione non allenterà la presa, sono circa 850 quelle a rischio che potrebbero abbandonare il mercato per un totale di circa 2.800 posti di lavoro. A lanciare l’allarme, ieri a Trieste, è stata la Confcommercio del Friuli Venezia Giulia presentando l’ultimo Osservatorio sul terziario regionale, realizzato da Format Research. Il monitoraggio ha riguardato 1.536 realtà produttive del comparto che, contando poco meno di 45.500 unità imprenditoriali, rappresenta il 66% del tessuto produttivo extra agricolo. Dall’indagine emerge un quadro di luci ed ombre: tengono fiducia, ricavi ed occupazione ma diminuiscono le iscrizioni e aumentano le cessazioni.

OMBRE

Il numero delle imprese del terziario nuove iscritte è in diminuzione rispetto allo scorso anno: dalle 335 del terzo trimestre 2021 alle 313 dello stesso periodo del 2022. Il numero di cessazioni è in netto aumento: da 416 a 1.017. Peggiora, dunque, il saldo tra “nuove nate” e “cessate”: da -81 a -704. «Due anni di pandemia presentano il conto – ha detto il direttore scientifico della società di ricerca Pierluigi Ascani – però in Friuli Venezia Giulia c’è capacità di fare rete tra imprese, banche ed associazioni». Per Antonio Paoletti (Confcommercio Trieste): «Il caro energia sta distruggendo le aziende, sono aumentati i tassi sui mutui e sui conti correnti ma anche le cartelle esattoriali sono tornate alla carica: una tempesta perfetta» mentre, secondo il presidente regionale Giovanni Da Pozzo «le soluzioni vanno trovate su tavoli molto alti ma noi possiamo dare un messaggio di resilienza, siamo fiduciosi che il Governo centrale abbia autorevolezza a livello europeo». Peggiorano i prezzi praticati dai fornitori assieme ai timori per l’aumento dei costi energetici, atteso dall’88% delle aziende (il 25% di queste si aspetta incrementi superiori al 100% rispetto al 2021).

LUCI

Nonostante la crisi, le imprese fanno leva sui propri organici. Non solo: quasi un’impresa su tre chiede credito per investimenti. Inoltre, le imprese del terziario stanno incorporando l’aumento dei prezzi senza riversarli sui consumatori. L’andamento dei ricavi tiene grazie soprattutto alla spinta delle imprese del turismo e dei servizi alle imprese: il 49% di giugno è sceso al 44% a settembre per attestarsi a fine anno sul 48%. In miglioramento la situazione occupazionale anche nel terzo trimestre 2022. Il 62% delle imprese ha fatto richiesta di credito per esigenze di liquidità e cassa, il 27% per investimenti e l’11% per la ristrutturazione del debito.

REGIONE

L’assessore alle Attività produttive Sergio Emidio Bini ha annunciato che nella legge di Stabilità sono stati inseriti sei milioni di euro per far ripartire i distretti del commercio. Il regolamento è pronto. Inoltre è stato inserito un provvedimento «molto importante per sostenere le imprese colpite dall’aumento dei costi energetici, attraverso incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici». L’assessore ha tuttavia sottolineato come il Friuli Venezia Giulia «stia dando dimostrazione di grande capacità di resilienza e tenuta. Un segnale non scontato». Dal 2018 al 2022 gli investimenti fatti da questa amministrazione per un settore cardine del terziario come il turismo hanno segnato un +44%, passando da 59 milioni di euro iniziali a 102 milioni di quest’anno. Bini ha concluso: «Il mondo delle nostre imprese è robusto, emerge un grande senso di responsabilità da parte di tanti commercianti».

Ultimo aggiornamento: 16:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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