Zero, l'impresa che coltiva in verticale per non sprecare suolo e acqua: ecco il basilico per i sughi Barilla

Venerdì 2 Luglio 2021 di Maurizio Crema
Daniele Modesto e un reparto di coltivazione verticale

TREVISO/PORDENONE - La tecnologia della coltivazione verticale è da viaggio spaziale, non spreca l'acqua, riutilizza il territorio. E da quest'anno l'impresa Zero del trevigiano Daniele Modesto, 49 anni, che ha sviluppato brevetti e impianti per coltivare piante, frutti e ortaggi in capannoni dismessi e in ambienti protetti, è anche un affare che promette di allargarsi a tutto il mondo. Il primo grande accordo è con Barilla e la sua Venture Farm per realizzare la filiera produttiva in coltivazione verticale di alcune delle materie prime vegetali (come il basilico) utilizzate per la produzione dei sughi pronti Barilla.

La prima fu la Nasa

«Il vertical farming era stato studiato dalla Nasa negli anni '60 per i viaggi spaziali. Noi siamo riusciti a sviluppare una tecnologia di coltivazione verticale che permette di riutilizzare spazi dismessi, abbiamo sviluppato moltissimi nostri brevetti e una soluzione industriale di realizzazione degli impianti efficace e con costi contenuti - spiega Modesto, ad di Zero (sede a Pordenone, fondata nel 2018), biologo molecolare con esperienze nella finanza a Londra che ha deciso di tornare nel Nordest per realizzare la sua start up da esportazione insieme ad altri cervelli di ritorno in diverse discipline, agronomi, esperti di software, ingegneri -. Abbiamo lavorato in maniera quasi clandestina per 5 anni e ora possiamo operare su larga scala».

Progetto inedito

Zero è un progetto unico ed inedito. «Che mette insieme competenze totalmente trasversali grazie alla contaminazione tra persone con competenze diverse e che si poteva sviluppare solo qui, nel Nordest. Qui ci sono tantissime piccole eccellenze che a Londra se le sognano». Modesto guarda lontano: «Siamo in 22, tutti scienziati, giovani, connessi, molti con esperienze all'estero, tornati affascinati da questo progetto e ora vogliamo esportare questa tecnologia in altri Paesi». La collaborazione con Barilla è solo la punta dell'iceberg. «Stiamo realizzando grandi impianti in Italia, Russia, Caraibi». I finanziatori di Zero: imprenditori del Nordest come Walter Bertin di Labomar, Alessandro Botter della cantina veneziana, un ramo della famiglia Pinarello, i fratelli Barro di Oderzo (Treviso): «Ma abbiamo anche soci storici e risorse internazionali - rivela Modesto -. Se si propone un progetto adeguato e di qualità trovi le risorse umane e anche finanziarie. Anche se costruire un'idea del genere in Italia rimane sempre complesso: il nostro è un Paese ancora un po' diffidente nei confronti dell'innovazione».

A 12 metri da terra 

La coltivazione verticale parte da un assioma: lo spazio per coltivare è sempre di meno e le risorse scarse. In più c'è il rischio inquinamento. Quindi spazi protetti, igienizzati e coltivazioni in altezza su più piani con tecniche avanzate e software per centellinare l'acqua, evitare i pesticidi e non sprecare risorse. «Noi coltiviamo tantissimi prodotti, insalata, fragole, pomodorini, ortaggi e piante per applicazioni mediche e nutraceutiche - spiega Modesto -. Con Barilla abbiamo in piedi questo progetto di ricerca da un anno. Zero ha sviluppato la tecnologia e realizzato l'impianto, che può essere alto 3, 6, 9, 12 metri, ed è alimentato da energie rinnovabili. Con la nostra tecnologia si risparmia oltre il 95% di acqua, niente pesticidi, i nostri prodotti non hanno bisogno di essere lavati e questo permette di allungare molto la loro vita. Ma soprattutto è un modo per recuperare i sapori di una volta».

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 10:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA