Pordenone non è più la "città delle rondini": il 70% non ha fatto ritorno per il nido

Lunedì 13 Giugno 2022 di Lara Zani
Rondini a Pordenone
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PORDENONE - Spariscono le rondini dal centro e la speranza è che la colpa sia, almeno in parte, di un ritardo nella migrazione. È sconfortante il bilancio del nono monitoraggio sulle rondini in città: una vera e propria mappatura per fare il punto sulle presenze di questi uccelli migratori. Il calo, rispetto allo scorso anno, supera il 70 per cento e colpisce in particolare la rondine comune. Ma scompaiono del tutto anche i balestrucci, mentre registra un lieve aumento la rondine montana. Parlano di «dati desolanti» gli autori del monitoraggio, Alessandro Sperotto (Lac Fvg) e Guido Iemmi (Lav Fvg), accompagnati dall’esperto ornitologo Pier Luigi Taiariol dell’associazione Astore e da un giovane studente universitario, Niccolò Fagotto.


I DATI


Le rondini comuni (Hirundo rustica), che dal 2014 al 2021 avevano registrato numeri oscillanti fra un minimo di 31 (nel 2016) e un massimo di 44 esemplari (nel 2019), sono quest’anno solamente dodici. In alcune annualità vi erano già stati dei cali, ma mai di una portata simile. Altro triste dato da registrare è la scomparsa dei nidi di balestruccio, completamente eliminati dai lavori compiuti sul “condominio Asquini”, in via Cesare Battisti. Si trattava di una colonia storica, seppur in numeri assai ridotti negli anni. Unico dato positivo è quello della rondine montana (Ptyonoprogne rupestis): quattro sono i nidi censiti lungo il percorso, unica specie che negli anni ha fatto registrare una leggera crescita. «La situazione è gravissima – commenta Sperotto -: avevamo avuto dei segnali di allarme, ma la realtà è peggiore delle aspettative. Ci potrebbe essere un ritardo nella migrazione dovuto alle condizioni climatiche e per questo effettueremo di nuovo il monitoraggio fra due settimane, ma è impossibile recuperare completamente rispetto a un dato così negativo».


LE RISTRUTTURAZIONI


Difficile, insomma, imputare la causa a un solo fattore: sicuramente i cambiamenti climatici, soprattutto quelli che stanno avvenendo in Africa nelle aree di svernamento, e anche le condizioni climatiche nel mar Mediterraneo hanno creato grossi problemi ai migratori che hanno faticato e ritardato l’attraversamento. Inevitabilmente incidono anche le attività di pulizia e ristrutturazione di alcuni edifici e altri fattori che non fanno più di corso Vittorio Emanuele un luogo di elezione per la nidificazione. «Non mi aspettavo un calo del genere – conferma Taiariol -: tutto sommato la città era finora più “stabile” delle campagne, dove il crollo è già avvenuto. Una prima causa è sicuramente quella dei cambiamenti climatici in Africa e nelle aree di svernamento delle nostre rondini, che sono soprattutto la Repubblica del Congo e la Nigeria. Quanto ai fattori locali, in alcune zone di Pordenone il numero delle rondini è cresciuto: servirebbe un monitoraggio molto più ampio per capire se le rondini del corso, che è stata a lungo la zona più ricca di nidi, si siano spostate. La scomparsa del balestruccio dall’area centrale era prevedibile, mentre la rondine montana ha un trend positivo da anni, perché è una specie che non migra e beneficia di questi cambiamenti climatici che comportano inverni più miti». 


NUOVO MONITORAGGIO


Per avere conferme e cercare di avere qualche elemento in più, il monitoraggio verrà ripetuto fra due settimane. Il pessimo dato pordenonese verrà comparato con quello di Sacile, dove si svolgerà il censimento la prossima domenica: «Sacile è un utile metro – spiega Taiariol – per comparare le due città e capire se il calo è un fenomeno strettamente pordenonese o più ampio». Alla luce della gravità della situazione, i volontari invitano ancor di più i cittadini a essere rispettosi e a non porre in essere comportamenti che possano ostacolare la nidificazione di questi uccelli: «Se questo è il trend, vedere le rondini fra qualche anno potrebbe essere una assoluta rarità»

Ultimo aggiornamento: 14 Giugno, 10:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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