Alessio, lo chef che ha mollato i ristoranti stellati per fare le "marmellate della nonna"

PER APPROFONDIRE: alessio brusadin, chef, marmellate, pordenone
 Alessio Brusadin,

di Antonella Santarelli

SACILE - Il suo sogno era viaggiare, scoprire il mondo e anche...le pentole. Proprio così, sin da quando aveva 14 anni il pordenonese Alessio Brusadin, ora 47enne, aveva capito che la sua passione per la cucina gli avrebbe permesso di soddisfare i palati altrui e di saziare la propria voglia di conoscere. Sicché, dopo essersi diplomato allo Ial, nel 91 è partito all'avventura e come chef ne ha fatta davvero di strada, tant'è che in poco tempo, dopo aver lavorato nel 5 stelle di Gualtiero Marchesi e aperto un bar, ha dato vita a una catena di 3 ristoranti a Londra: Tentazioni, Grano e Riso. E il Grano nel 99 ha persino ottenuto il premio di migliore ristorante italiano della metropoli inglese. Poi ne ha aperto un altro in Trentino e governato i fornelli di prestigiose strutture ricettive, come il Gran hotel Fasano sul lago di Garda.

Ma a un certo punto ha deciso di tornare a Pordenone, di riscoprire radici e tradizioni, lontano dal consumismo frenetico e dal tutto corporate. Ha preso casa a Sacile e costruito un capannone a Brugnera, dove da giugno si dedica alle produzioni artigianali, cucinate secondo la tradizione, senza conservanti né coloranti, né gelificanti, con materie prime doc, tutte italiane. «Da solo - spiega con orgoglio - preparo marmellate, confetture di frutta e cioccolata, i Chutney agrodolci a base di frutta e verdura e i ragù di carne rigorosamente a cottura lenta. Dopo quindici anni all'estero - racconta - sono rientrato in patria e dopo altri cinque trascorsi in Alto Adige nella bellissima Caldaro dove ho aperto insieme a Vito Leone il Restaurant Ritterhof, mi sono trasferito in Val di Non, per la precisione a Smarano. E lì, in collaborazione con i Fratelli Corrà, ho iniziato questa nuova avventura. Il ritorno in Italia è stato una riscoperta di sapori e prodotti meravigliosa. Il mio obiettivo è subito diventato catturarla e riproporla in questi vasi, in maniera completamente naturale. Le mie sono ricette particolari, i cui sposo sapori e profumi in modo creativo. Certo - considera - facendo tutto a mano e da solo, nei pentoloni, non ho una grande produzione: raggiungo i 25 mila vasi l'anno, ma la richiesta è consistente da tutta l'Europa e forse un giorno mi allargherò».
A fronte di un significativo rientro, non si può non registrare la partenza e il successo di un altro fornello in fuga: quello del sacilese Marco Fiorot, 28 anni, che ha aperto un ristorante a Kuwait City, con il nome Vigonovo. Il giovane, prima di partire ha lavorato per diversi anni al Ciastelat di Budoia alla scuola di Stefano Gislon.
 
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Domenica 19 Novembre 2017, 16:03






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