Denunciato per maltrattamenti dalla ex, il giudice toglie la licenza al cacciatore: via il fucile

Mercoledì 29 Maggio 2024
Un cacciatore


PORDENONE - Resta senza fucile un cacciatore della provincia di Pordenone denunciato per maltrattamento in famiglia. Così ha deciso il Tar del Friuli Venezia Giulia respingendo il ricorso presentato dagli avvocati Mattia Matarazzo e Laura Martin per chiedere la revoca del provvedimento adottato dal questore nel 2022, con il quale è stata revocata al ricorrente la licenza di porto di fucile ad uso caccia. La semplice denuncia - hanno ribadito i giudici nella sentenza depositata ieri - è sufficiente a far cadere il requisito di affidabilità previsto dal Tulps. Se sei ritenuto inaffidabile, se incompatibile con la detenzione di armi.
I legali del cacciatori lamentavano il fatto che il provvedimento si sarebbe fondato soltanto sulle dichiarazioni dell'ex compagna del ricorrente, la cui portata è stata seguita ridimensionata dalla stessa donna.

E senza tener conto dalle condotte complessive del cacciatore, incensurato e al momento della revoca della licenza senza procedimenti penali in carico. Ma i giudici hanno ribattuto che «ai fini della revoca dell'autorizzazione e del divieto di detenzione di armi e munizioni, non è necessario l'accertamento di specifici fatti di abuso delle armi» da parte del ricorrente. È sufficiente «la sussistenza di circostanze che dimostrino come questi non sia del tutto affidabile al loro uso».

L'ex compagna aveva descritto una convivenza conflittuale, segnata da violenze fisiche e minacce. Aveva detto di essere stata percossa durante alcune liti, aveva denunciato minacce e aggressioni verbali. Le diceva che non avrebbe più visto i figli, di stare attenta a quella che faceva e la sfidava a chiamare i carabinieri. La donna si era anche rivolta a un centro antiviolenza per ottenere supporto. Anche al termine della relazione l'uomo aveva continuato a fare scene di gelosia, a esternare rabbia e minacce. La donna aveva perfino trovato un dispositivo Gps nella sua auto, circostanza che aveva generato il sospetto di un tentativo di controllo da parte dell'ex compagno.
I giudici amministrativi non hanno avuto dubbi: «I fatti rappresentati delineano i tratti di una personalità incline alla violenza e all'aggressività, nonché ad atteggiamenti in senso ampio persecutori nei confronti della ex partner, che supportano il giudizio di inaffidabilità e giustificano la misura adottata dalla Questura». Ricordate tuttavia che si tratta di una misura che in futuro, se le cose dovessero cambiare, potrà essere riconsiderata rivalutando proprio il requisito di affidabilità del cacciatore.
 

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