Base di Aviano, sale il livello di allerta: ci si prepara allo scontro con l'Iran

Domenica 5 Gennaio 2020 di Davide Lisetto
Si alza il livello di allerta alla base usaf di Aviano

PORDENONE - I venti di guerra in Medio Oriente tornano a soffiare anche su Aviano. Dopo il raid Usa a Baghdad in Iraq, in cui è rimasto ucciso il generale iraniano Quassem Soleimani, e le minacce di ritorsione anti-americane da parte dell'Iran, l’innalzamento del livello di allerta ordinato da Washington riguarda anche le basi statunitensi in Europa. In particolare quelle più strategiche come Aviano (già altre volte utilizzata come appoggio logistico) e quella turca di Incirlik, la più vicina all’Iran. Dove potrebbero “poggiare” i rinforzi che Trump sta inviando nell’area. Nelle ultime ore - anche immediatamente precedenti al raid di Bagdad quando l’ambasciata americana veniva stretta d’assedio - il Mediterraneo si è trasformato in una sorta di ponte aereo degli Usa. Gli States stanno trasferendo decine di cargo e aerei cisterna verso il teatro mediorentale in funzione di una possibile escalation con l’Iran. Uno degli appoggi è Aviano.
Un’operazione - secondo gli analisti - che non si vedeva dal 2003, quando ci fu la mobilitazione in vista dell’invasione dell’Iraq. È molto probabile - anche se per ora mancano conferme ufficiali dal Pagliano e Gori - che questi “movimenti” interessino anche Aviano, la base Usaf più importante del Mediterraneo. Inoltre, sempre secondo fonti di media americani, gli Stati Uniti hanno preallertato le loro truppe di stanza alla base di Vicenza: i paracadutisti della 173ma Brigata (l’unità d’assedio protagonista di tutti gli interventi più delicati degli ultimi vent’anni, non solo in Medio Oriente) potrebbe essere pronti a rispondere a un’eventuale offensiva iraniana. Le truppe dei parà Usa - che per gli spostamenti e la logistica utilizzano le piste della base avianese - a bordo degli Hercules C-130 potrebbero dunque partire proprio da Aviano se fosse necessario. Secondo fonti di stampa Usa le truppe dio stanza a Vicenza potrebbero essere dispiegate in Libano a difesa dell’ambasciata a “stelle e strisce” di Beirut. Si tratta di un numero di militari che può andare dalle 130 alle 700 unità: la brigata viene chiamata la “punta di lancia” per le operazioni Usa in Medio Oriente. Per questo sarebbero necessari velivoli da trasporto. Ma con l’Iraq in rivolta contro gli Usa assuma forse una maggiore importanza strategica la base turca di Incirlik, molto più vicina all’Iran. Lì sarebbe atterrato nelle ultime ore il maggior numero di cargo.
IN MISSIONE
In caso di una coalizione Nato - ipotesi allo stato però ancora lontana - anche i militari italiani presenti in Iraq, Libano e Afghanistan potrebbero essere in qualche modo coinvolti. Proprio in questi mesi in Iraq è presente anche un contingente di alcune decine di uomini del Settimo Reggimento Trasmissioni della caserma Slataper di Sacile. Il contingente opera l’interno della missione “Prima Parthica” nell’area tra Erbil e Kirkuk. È l’area su cui il ministero ha dichiarato una forte allerta alzando i livelli di sicurezza. In Iraq non sono più presenti da alcune settimane gli elicotteristi dell’Aves Rigel di Casarsa: solo da poche settimane, infatti, i baschi azzurri dell’aeroporto “Franceco Baracca” hanno lasciato il comando del Task Group a Erbil dove erano presenti con una cinquantina di uomini e una decina di elicotteri. Più lontani dal teatro dell’Iraq, invece, gli oltre 500 uomini e donne della Brigata Ariete che, a dicembre, sono partiti da Pordenone e che rimarranno a Herat per sei mesi.

Ultimo aggiornamento: 15:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA