Baristi e ristoratori furiosi: «Almeno adesso toglieteci la tassa sui plateatici»

Sabato 3 Settembre 2022 di Marco Agrusti
Plateatici, la Cosap preoccupa Confcommercio
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UDINE/PORDENONE - Per inquadrare le dimensioni del problema, bisogna partire da un dato. Per circa la metà dei commercianti (in questo caso si parla di baristi e ristoratori, che costituiscono la spina dorsale degli esercizi del centro storico), il plateatico esterno non è un capriccio estetico, ma una necessità. «Rappresenta dal 50 al 70 per cento dei posti a sedere da dedicare ai clienti», è la fotografia scattata da Giovanni Da Pozzo, presidente della Confcommercio Udine e Pordenone. Tradotto, senza il plateatico (o dehors) molti farebbero fatica a chiudere i conti del mese e a proseguire con la propria attività.
Poi è arrivata la pandemia, che ha costretto tutti a vivere di più all'aperto anche d'inverno. E i Comuni si sono adeguati, cancellando le tasse sull'occupazione del suolo pubblico. Oggi l'emergenza è la crisi dell'energia, che costringerà gli esercenti a non riscaldare più le aree esterne, esponendoli di fatto al rischio di perdere proprio i sacri dehors. E quindi altri guadagni. In tutto questo, però, la tassa è tornata. Scontata, in molti casi, ma implacabile.
E adesso i commercianti hanno deciso di dire basta, indirizzando un grido verso le stanze dei sindaci: «Sospendete il pagamento della tassa sul suolo pubblico». La seconda battaglia, invece, riguarda il cambio tra ora solare e ora legale. Da abolire subito, secondo gli esercenti.

IL TRIBUTO

Le cartelle stanno arrivando in questi giorni. Quasi ovunque (le eccezioni sono poche, Cividale ad esempio ne rappresenta una) chi possiede un plateatico esterno deve pagare di nuovo la tassa di occupazione. Si chiama Cosap. Un tributo dimenticato durante la pandemia che adesso - con il rischio di dover tenere al freddo gli spazi esterni - diventa quasi insopportabile. Si deve pagare nonostante un utilizzo minore degli spazi che prima erano incentivati e gratuiti. Da queste constatazioni deriva l'appello urgente lanciato dai commercianti. «Il plateatico - spiega ancora Giovanni Da Pozzo - è letteralmente business. Per molti è semplicemente fondamentale per poter mandare avanti gli affari. Un'azione, da parte di chi amministra le nostre città, potrebbe e dovrebbe essere fatta. In questo momento dominano l'incertezza e i timori: è il caso di sospendere i pagamenti. Magari non di tornare alla gratuità degli spazi (il presidente di Confcommercio è conscio delle difficoltà che stanno affrontando anche le amministrazioni pubbliche, ndr), ma almeno di congelare la corresponsione del tributo». Magari per la stagione fredda, in modo tale da non infliggere sui commercianti un'altra mazzata.

LE ORE DI LUCE
C'è un altro fronte della battaglia, ed è quello che in queste ore sta prendendo sempre più corpo anche a livello nazionale. Il mondo del commercio, in vista di un autunno che fa sempre più paura, si schiera dalla parte di chi chiede che si abbandoni un sistema nato all'inizio del secolo scorso: quello che prevede il cambio tra l'ora legale e l'ora solare. Il prossimo 30 ottobre, infatti, sposteremo di nuovo gli orologi indietro di un'ora per tornare all'ora solare. Una consuetudine, che però si vorrebbe infrangere per guadagnare un'ora di luce al pomeriggio e - si stima - risparmiare dai 500 milioni al miliardo di euro.
Una partita, questa, che vede la Confcommercio friulana schierata con decisione dalla parte dello schieramento che vorrebbe un intervento urgente da parte del governo per sospendere (ma forse proprio per abolire) il ritorno all'ora solare, mantenendo tutto l'anno l'ora legale. L'Unione europea da qualche tempo concede questa possibilità, che il nostro Paese però sino ad oggi non ha mai colto.
«È arrivato il momento - conclude sempre Giovanni Da Pozzo - di imprimere una svolta decisa anche sotto questo profilo: l'ora legale deve rimanere in vigore per tutta la durata dell'anno». E per i commercianti significherebbe risparmiare (già da inizio novembre) una buona dose di luce e riscaldamento. Il tutto a patto di sopportare un'alba più in ritardo nei mesi con le giornate più corte.

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre, 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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