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Strozzato dalla banca, vende la casa e chiude l'azienda: «Era usura», la rivincita dell'imprenditore risarcito con 240mila euro

Giovedì 22 Settembre 2022 di Denis De Mauro
Banca condannata a risarcire un cliente
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PORDENONE - Non capita spesso di leggere di un cittadino che, in causa civile con una banca, abbia la meglio e si veda dar ragione. Ai più le proporzioni sembrano essere quelle tra Davide e Golia, ma talvolta anche l'esito può essere quello sorprendente dello scontro tra il pastorello e il gigante. Comprensibile dunque l'entusiasmo con cui Lucio Tomasella ha salutato la sentenza del tribunale di Treviso che ha deciso la revoca di un decreto ingiuntivo nei confronti del pordenonese, riconoscendogli un torto sùbito misurato in 240 mila euro.

LA VITTORIA

Una gande vittoria ha gridato al mondo ieri, 21 settembre, l'ex imprenditore originario di Caneva, ma che ha vissuto un decennio a Sacile e che oggi risiede a Pordenone. Nella sentenza il giudice non usa mezzi termini, indicando che l'istituto di credito che richiedeva una somma vicina ai 100 mila euro, in realtà ha agito in dispregio della legge 108/96, perpetrando il reato di usura. La vicenda cui si fa riferimento è quella della Dvt sistemi srl, azienda con sede a Budoia, di cui Tomasella era proprietario insieme ad una socia e che si occupava di rigenerazione di toner per stampanti, arrivando a dar lavoro anche ad una trentina di persone. Un'azienda sana, fondata nel 1996, che era riuscita ad ottenere commesse importanti, come l'appalto da quasi 800 mila euro con l'Arma dei Carabinieri, o la fornitura che la legava all'intera sanità regionale friulana.

I RITARDI
Ritardi nei pagamenti esposero l'azienda alle richieste dell'istituto di credito che arrivò ad avanzare un decreto ingiuntivo che come importo toccava i 98 mila euro. Cifra non dovuta, sentenzia oggi il tribunale di Treviso che anzi allunga il conto, ma in favore di Tomasella, rilevando spese, commissioni ed interessi non dovuti per una cifra totale che lievita a 241.765 euro. La progressione è da paura: la banca chiese la restituzione di 98 mila euro, il consulente tecnico nominato dal giudice incasella una sotto l'altra cifre importanti: 88 mila, 40 mila, 24 mila, 17 mila: somme pagate dalla Dtv sistemi ingiustamente.

LA CHIUSURA
Se avessimo avuto quel denaro saremmo sicuramente sopravvissuti sentenzia amaro il pordenonese che ora spera di poter anche riaprire la pratica legata al fallimento dell'azienda che aveva fatto diventare importante, non fosse altro per ottenere la giusta riabilitazione personale. «Dedico questa vittoria anche a chi, dopo aver sùbito ingiustamente, non ha avuto la forza di rialzarsi», commenta Tomasella che pagò un prezzo enorme per quell'ingiusto inciampo: dovette vendere la casa, perse l'azienda di cui era socio ed amministratore delegato, dovette ripartire letteralmente da zero. Con l'aiuto di qualche amico che mi ha dato una mano e tanta fatica ricorda non senza emozione. Ripercussioni pesanti anche sul piano umano. Non ho avuto modo di vedere mio figlio per anni. Si era trasferito in Australia e a lungo non ho avuto quanto serviva per andarlo a trovare.

IL SACRIFICIO
Tomasella non si è mai arreso. Sapevo di essere nel giusto e pur se ci sono voluti sette anni, alla fine l'ha spuntata. Uomo combattivo, si è ricostruito anche una carriera professionale. Oggi rappresenta una importante azienda del settore della sanificazione, un'impresa balzata agli onori della cronaca per le pellicole fotocatalitiche che sanificano anche dal Covid autobus e corriere dell'azienda trevigiana del trasporto pubblico Mom e buona parte dei mezzi pubblici che battono le strade del Friuli Venezia Giulia. Anche in questa esperienza ho qualche conto da saldare. Mi hanno sbattuto su Striscia la notizia ma non hanno mai avuto alcuna reale accusa da muovermi. Anzi, i fatti continuano a darmi ragione. Altre cause in arrivo? Sembra proprio di si e, si vocifera, per giunta nei confronti di un paio di nomi televisivamente importanti.
 

Ultimo aggiornamento: 12:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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