Bambini con il braccio teso per rispettare il metro e insegnanti con la visiera: tutte le esagerazioni nelle scuole

Venerdì 18 Settembre 2020 di Marco Agrusti
In alcuni casi mascherina anche al banco
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PORDENONE - La scuola è forse il più importante banco di prova nella lotta al virus dopo quello strettamente clinico e scientifico. E questo si sapeva. L’altra frequentazione di ambienti chiusi, la naturale propensione dei bambini e dei ragazzi a socializzare (nulla di criminale, tutto normalissimo sino a qualche mese fa) impone un livello elevato di attenzione. Ed era tutto chiaro già prima di mercoledì.

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Il timore di doversi fermare (non in modo generalizzato, ma limitatamente alla frequenza scolastica) aleggia sia tra gli insegnanti che tra gli studenti, ma ci sono casi in cui in provincia di Pordenone si è andati addirittura oltre le indicazioni contenute nei documenti ufficiali e nelle linee guida per lo svolgimento delle lezioni in sicurezza. È la “mappa” dei casi-limite, una geografia a macchia di leopardo delle situazioni nelle quali lo zelo di alcuni decisori interni al mondo scolastico rischia ora di alimentare un clima di tensione che si voleva a tutti costi evitare. 

 

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Uno starnuto? Potrebbe essere Covid. Quindi tutti a casa, in quarantena. Neanche il tempo di gustarsi il ritorno in classe, la novità delle lezioni dal vivo anche se distanziati, con le mascherine, i banchi con o senza ruote ma comunque non più attaccati, che copiare in tempi di coronavirus è un'impresa.

LE SITUAZIONI
Si parte con le protezioni individuali. I protocolli sono chiari: gli alunni devono indossare la mascherina quando si spostano, mentre al banco possono tenerla abbassata o rimuoverla. Ci sono invece delle scuole (a Pordenone c’è l’esempio del Grigoletti) nelle quali le protezioni si mantengono anche al banco, per tutta la durata della mattinata. È una questione di spazi, in alcuni casi troppo stretti tra banco e banco, ma non mancano le prime lamentele. I docenti, invece, devono indossare sempre la mascherina chirurgica. Ma ci sono prof e insegnanti che hanno scelto di aggiungere alla protezione di naso e bocca anche la visiera. Accade, ma non solo, al Mattiussi di Pordenone. Ci si ritrova così in un clima che certamente dona più sicurezza ai singoli insegnanti, ma che appesantisce una situazione che di tensione è già intrisa e che probabilmente necessitava sì di regole, ma solo di quelle codificate. 

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LA TEMPERATURA
Un altro tema che tiene banco è quello della misurazione della febbre e della modulistica necessaria per l’ingresso - anche di un singolo genitore - nell’ambiente scolastico. A Torre, ad esempio, un bidello fa le veci del “vigilantes” e la misurazione della temperatura avviene con regolarità. L’indicazione regionale, in linea con quella governativa, si limitava alla febbre da provare a casa. In più ci sono carte da firmare, moduli anagrafici. 

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ALTRE SEGNALAZIONI
Il panico si sta facendo largo nelle scuole, come si temeva. E si manifesta sotto forma di regole speciali, non contenute in alcun documento ufficiale e generale. In un istituto primario di Pordenone, ad esempio, gli alunni in fila indiana sono invitati a procedere con il braccio perennemente proteso in avanti, in modo tale da garantire il rispetto della distanza di almeno un metro dal compagno che li precede. Non c’è traccia, nelle norme per la ripartenza della scuola, di una proposta simile. Non è nemmeno consigliata. Ci sono i poi i bagni “a turno” di Rorai, dove anche il bisogno fisiologico crea diffidenza. E tiene banco il tema delle ricreazioni, difficili da gestire praticamente in tutti gli istituti della provincia. Nella maggior parte dei casi si fa al banco, seduti, senza potersi muovere. Alla lunga, è un fattore che peserà e non poco sul benessere psicologico degli studenti. 

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IN REGIONE
Intanto in provincia di Udine si registrano due nuovi casi di Covid collegati al mondo della scuola e in particolare a quello degli istituti dell’infanzia. A Carlino, nella Bassa, un bimbo positivo ha provocato involontariamente la chiusura preventiva di un asilo. Un caso simile è emerso anche a Cervignano del Friuli. I Dipartimenti di prevenzione procedono situazione per situazione, cercando sempre di evitare la “serrata” totale di una scuola. 
 

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Ultimo aggiornamento: 10:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA