«Ho fermato l'attentatore del Papa»: la storia del gendarme friulano di Giovanni Paolo II

Sabato 15 Maggio 2021 di Riccardo Saccon
«Ho fermato l'attentatore del Papa»: la storia del gendarme friulano di Giovanni Paolo II

FONTANAFREDDA - Ermenegildo Santarossa, 84 anni, per la prima volta compare in televisione a 40 anni dall'attentato a papa Giovanni Paolo II. All'epoca era il gendarme pontificio che, seppur in pensione, fermò Mehmet Ali Aca in fuga dopo aver sparato a papa Wojtyla. E proprio i passaggi televisivi hanno riportato i ricordi indietro nel tempo anche a Fontanafredda dove Ermenegildo è nato e ha vissuto sino all'età di 18 anni. Paese che lasciò per seguire la fantasia del gendarme istillatagli da un altro gendarme fontanafreddese, Giovanni Turchet (geometra e anche sindaco nei primi anni '90), allorché tornò a casa in divisa nel 1954.


LA PRIMA INTERVISTA
La prima intervista lo scorso anno all'Adnkronos. «Non ho mai voluto rilasciare interviste. Ero legato al giuramento che feci il 1 maggio 1955 quando entrai ufficialmente nel Corpo della Gendarmeria Pontificia. Proprio il 14 maggio di 40 anni fa, il giorno dopo l'attentato, alle 14 suonarono al mio campanello di casa. Aprii. Alla porta c'era una troupe della ABC americana. Volevano una intervista in esclusiva. E mi offrirono anche 5 milioni di lire, ma dissi no. Non potevo».

L'ATTENTATO AL PAPA


Quel 13 maggio lei non era in servizio. «No. Avevo lasciato la Gendarmeria già da 10 anni. Ero entrato a 18. Nel 1970 la Gendarmeria venne sciolta e nacque l'Ufficio Centrale di Vigilanza. Avevo raggiunto l'obiettivo per andare in pensione, ma rimasi sino alla fine del 1971 collaborando a Radio Vaticana. Finito l'anno lasciai e tornai cittadino italiano. Il giuramento fatto a 18 anni è rimasto, vale per sempre. Giuri di difendere il papa. È una di quelle cose a cui rimani legato per sempre. E così quel giorno non potei sottrarmi dal collaborare con i miei amici ed ex colleghi. Ero in Vaticano per accompagnare una coppia che per i 25 anni di matrimonio voleva assistere all'udienza del papa e potergli baciare la mano. Organizzai la cosa ma non mi sedetti con loro. Andai verso il colonnato e mi intrattenni con alcuni amici. Poi udii gli spari e vidi le palombelle alzarsi in volo. Fu il segnale che era accaduto qualcosa di grave, come ricorda anche l'attuale cardinale di Cracovia».


RICORDI E COMMOZIONE
La voce si interrompe, i ricordi sono ancora intensi e la commozione è ancora forte. «Mi avvicinai e ad un certo punto vidi Alì Agca che veniva avanti. Franco Ghezzi, l'aiutante di Papa Wojtyla mi riconobbe e mi gridò: Santarossa! è quello con la pistola.... Lo vedevo che si faceva largo tra la folla per raggiungere un'auto che aspettava vicino al colonnato ma che poi sparì. Gettò la pistola contro di me e disse per tre volte non ho fatto niente. Dai lineamenti sembrava un filippino. Parlava bene l'italiano. Per fermarlo lo abbracciai e pian piano con i colleghi e un giovane carabiniere lo trascinammo verso il portone di bronzo. Arrivarono ancora un gendarme e due poliziotti. La folla lo voleva linciare. Abbiamo preso calci e pugni per salvarlo. Mi ordinarono di prendere il comando per garantire la sicurezza. C'era davvero molto caos, ma mi ubbidirono comunque tutti, anche se non tutti mi conoscevano. Feci mettere via la pistola ad una Guardia svizzera e rimettere a posto le mitragliette della Polizia che le aveva appena estratte spiegando che non era il caso di rischiare morti inutili. Poi feci un rapporto di sei pagine. Nessun magistrato mi ha mai chiamato per sentire la mia versione dal vivo. Nel 1997 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro mi nominò Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana».


LA PASSIONE
Lasciato il Vaticano si è dedicato alla filatelia e alla numismatica. «Aiutai il vecchio proprietario ad avviare questa attività in piazza della Città Leonina, attaccata a San Pietro, oggi gestita da mio figlio Francesco. Una passione cominciata da giovane proprio a Fontanafredda. Ero un po' il factotum di don Paolo Colussi. Andavo a comperare le ostie a Porcia, vendevo i biglietti del cinema parrocchiale e aiutavo lui e i cittadini con la corrispondenza. Non tutti sapevano leggere. Io ero diplomato maestro alla magistrale di Sacile. Arrivavano le lettere degli emigranti, dall'America, Australia e da vari Paesi europei. Mi appassionai ai francobolli. A Roma approfondii la numismatica e fummo i primi a diffondere in tutto il mondo la medaglistica papale e la numismatica vaticana».


I PERSONAGGI FAMOSI
In 16 anni di attività ha conosciuto molti personaggi famosi. «Sono stato uno dei 5 addetti alla sicurezza del Concilio Vaticano II. Ho scortato capi di tutti i Paesi, da Truman a Kennedy, da Kohl a De Gaulle, al principe di Monaco e Grace Kelly. Oggi sono ancora molto legato a Fontanafredda dove abbiamo ancora la casetta di papà, amici e parenti, e dove, oltre ai miei genitori, è sepolta anche mia moglie Marina, romana di sette generazioni, come si dice qui. Quel giorno la chiamai da un telefono del Vaticano. Le dissi di guardare la televisione. E lei poi mi rimproverò: ma se avesse avuto un coltello? Un giuramento è però sempre un giuramento».

Ultimo aggiornamento: 12:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA