Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

L'Arpa a caccia di farmaci nell'acqua. Trovate nanoparticelle di antitumorali e antipiretici

Lunedì 15 Agosto 2022 di Cristina Antonutti
Anna Luttman

La nuova sfida dell’Arpa? Scovare nell’acqua le nonaparticelle di farmaci e agenti endocrini che possono avere effetti sulla nostra salute. Anna Lutman, il chimico che ha assunto la direzione dell’Arpa Fvg, conta di dotare i laboratori di strumentazioni con «enormi lenti di ingrandimento» che permetteranno di individuare le microsostanze che sfuggono ai processi di depurazione, tarati su macrolivelli. «È un lavoro importante - spiega - perché i farmaci assimilati dal corpo finiscono nei corsi d’acqua. Assieme alle sostanze chimiche, nelle zone a rischio, sono tra i nuovi inquinanti che dobbiamo andare a cercare».

Quali sostanze avete trovato?

«Con le attuali strumentazioni abbiamo scoperto la presenza di antitumorali e antipiretici. Con i fondi del Pnrr potremo dotarci della strumentazione necessaria a individuare queste nanoparticelle».

Qual è lo stato di salute delle nostre acque?

«Non siamo messi male. Abbiamo una buona rete di monitoraggio, ce lo riconoscono anche le altre agenzie, lavoriamo a maglia stretta. Abbiamo punti di monitoraggio con 400 pozzi idrici superficiali, 17 lagunari e altrettanti nel mare, altri ancora nelle falde sotterranee. Vengono monitorati a mano, poi le analisi si fanno in laboratorio. È un impegno quotidiano. L’atrazina? Troviamo i metaboliti nelle stesse acque in cui era stato individuato l’inquinamento. L’emergenza è stata gestita».

Dove trovate le criticità?

«A mano a mano che scendiamo a valle per quanto riguarda la qualità dell’acqua. In montagna fino allo scorso anno non c’erano criticità, adesso bisogna capire che conseguenze ha determinato la siccità, anche se i conti si fanno ogni sei anni. Noi guardiamo agli inquinanti chimici e a tutta la parte ecologica del corso d’acqua, quindi flora e fauna, per vedere che effetti ci sono stati su piante e piccole specie animali. Sarà una delle prossime verifiche».

Quali sono le emergenze ambientali in Fvg?

«I cambiamenti climatici. Ci stanno dando dei segnali importanti con cui confrontarci non solo per adattarci, ma per gestire le emergenze. Siamo impegnati quotidianamente con la problematica legata agli incendi e il supporto che possiamo dare a chi governa riguarda la qualità dell’aria, perché il nostro obiettivo è dare informazioni sulla situazione reale affinché si possano prendere provvedimenti. Nell’ultimo mese e mezzo i momenti di criticità ci sono stati. Il primo incendio sul Carso ha impattato anche su Monfalcone, oltre che sui paesi limitrofi, i successivi sono stati meno impattanti dal punto di vista della qualità dell’aria. Dipende da come si muove il vento».

Quali sono gli effetti dei cambiamenti climatici nella nostra regione?

«L’innalzamento delle temperature: siamo in linea con il resto del mondo. L’Osmer conferma che sono cambiate le frequenze della pioggia. E poi l’innalzamento della linea medio mare: a Grado e Trieste l’acqua entra nelle rive».

Quali ripercussioni sull’agricoltura e le imprese produttive?

«Noi facciamo parte di un tavolo tecnico, ma bisogna iniziare a lavorare a livello nazionale per imparare come gestire l’emergenza sia a livello nazione che globale. Partecipiamo ad AdriaClim per prevedere modelli di previsione locale del cambiamento climatico e a un progetto europeo di verifica della qualità dell’aria».

Oltre al Pm10 quali altri inquinanti trovate nell’aria?

«Ozono, benzene, benzapirene e vari metalli. I Pm10 sono gli indicatori principali, l’ozono dipendente dal clima. Nel 2022 il Pm10 ha avuto un miglioramento, quindi le misure adottate cominciano a funzionare. L’ozono è stabile, il benzene è dovuto a emissioni da combustione, non ci sono grossi problemi. Il benzapirene, legato ai riscaldamenti, è al di sotto dei limiti. I valori sono al limite solo in Carnia e nel Pordenonese. Lo monitoriamo costantemente, non è preoccupante».

La tecnologia come vi aiuta?

«Ci aiuta ad ampliare la risposta analitica. Le tecnologie laboratoristiche ci consentono di andare sempre più a fondo: più guardiamo, più vediamo l’effetto antropico e della natura. Adesso abbiamo radar, satelliti e droni. Vedere con altro occhio, ci permette di essere più presenti. Abbiamo acquistato anche due droni».

Da chimico, che cosa la preoccupa di più per il futuro?

«Mi preoccupa di più il cambiamento climatico piuttosto che la chimica. Quando trovi una sostanza chimica nell’aria o nell’acqua non è detto che sia tossica o pericolosa. Se lo è, una volta tolta dal mercato cala. Per i cambiamenti climatici ognuno può fare la sua parte ed evitare ogni tipo di spreco di acqua ed energia. La tecnologia e l’ingegneria devono poi iniziare a dare risposte verso la sostenibilità ambientale, devono aiutarci ad avere impatti minori».

C’è stato qualche allarme radioattività?

«La stiamo monitorando. C’è una squadra che controlla da quanto è iniziata la guerra in Ucraina: si può stare tranquilli. Abbiamo due centraline a Udine e a Pordenone, quest’ultima gestita da Arpa. La nube radiottiva proveniente da Chernobyl fu scoperta per la prima volta a Udine: quel gruppo passò poi a lavorare con l’Arpa».

Ultimo aggiornamento: 07:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci