Stremati dall'emergenza Covid: anestesisti e rianimatori in fuga dalla sanità pubblica

Giovedì 20 Gennaio 2022 di Camilla De Mori
Molti medici lasciano la sanità pubblica

PORDENONE - Medici e infermieri in fuga dalle strutture pubbliche del Friuli Venezia Giulia.

Un grande ruolo, a sentire gli addetti ai lavori, lo ha giocato la pressione legata all'emergenza Covid, che ha accentuato la stanchezza e lo stress degli operatori. Ma anche le lusinghe in termini di benefit e di orari meno snervanti offerte dal privato hanno avuto un loro peso. E così, negli scorsi mesi (e tuttora), si sono susseguite le lettere di dimissione. C'è chi ha scelto la mobilità verso altre Aziende, ma molti hanno preferito invece le strutture private o la libera professione.

MEDICI
A balzare agli occhi non sono tanto i numeri complessivi dei medici che hanno lasciato le strutture pubbliche, che comunque restano contenuti, come rileva il segretario della Cisl Fp, ma un fenomeno in particolare, che riguarda gli anestesisti e rianimatori, una delle categorie finite nel frullatore del Covid. Perché si stanno susseguendo i casi di medici che scelgono di abbandonare per sempre il pubblico. Solo nel giro degli ultimi mesi Alberto Peratoner, presidente regionale dell'Aaroi Emac Friuli Venezia Giulia, nonché responsabile del Pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore di Trieste e della gestione delle urgenze territoriali presso l'Asugi, ha contato quattro addii, cui presto se ne aggiungerà un altro ad aprile. «Due colleghi nel 2021 si sono licenziati in AsuFc per andare a lavorare in una struttura privata convenzionata con il pubblico e la stessa cosa è accaduta a Trieste per altri due anestesisti, che hanno scelto anche loro di lasciare il pubblico. Adesso ad aprile se ne andrà un altro, che si licenzierà. Il numero in assoluto è basso, ma per noi anestesisti e rianimatori, che saremo 250 in tutta la regione, è alto.
Dal punto di vista della storicità è un segnale allarmante. Non è mai successo negli ultimi anni. Sicuramente, se accadeva, prima non era per andare nel privato, ma per andare in altre regioni».

Quali sono le ragioni? «Sicuramente la pressione legata all'emergenza Covid ha accentuato la stanchezza e lo stress a cui sono sottoposti anestesisti e rianimatori. Dall'altra parte - sostiene Peratoner il sistema pubblico è assolutamente poco premiante, chiede sempre più prestazioni. Facciamo un sacco di ore aggiuntive, che però non vengono retribuite subito ma a distanza di un anno. Un aspetto che induce molti a gettare la spugna». E scatta il piano B. «Soprattutto le colleghe, che hanno famiglia, preferiscono scegliere ambienti di lavoro più consoni: nel privato non fai le notti». Incide anche il dato economico, visto che «molte cliniche hanno una parte a regime convenzionato e una parte in libera professione». Il presidente dell'Ordine di Udine, Gian Luigi Tiberio rileva che «il fenomeno esiste da un po' e riguarda varie specialità, anche ortopedici e oculisti. C'entra il Covid ma non solo. È legato alle condizioni lavorative, che non sono più quelle del passato».

INFERMIERI
La più colpita da dimissioni e mobilità di infermieri è l'AsuFc, che in un anno ne ha persi 192, di cui 60 pensionamenti. Ma il carico da undici lo hanno messo le 65 dimissioni volontarie e le 67 mobilità: numeri, quelli messi in fila da AsuFc ad uno degli ultimi incontri con i sindacati, che preoccupano Stefano Bressan (Uil Fpl). Anche considerando le «144 nuove unità» assunte, comunque, la perdita di infermieri in 12 mesi è «pari a 48, un dato allarmante». Secondo i dati forniti da Afrim Caslli (Nursind), «nel Pordenonese nel 2021 ci risultano in totale 41 infermieri che si sono dimessi o sono andati in mobilità, mentre in Asugi sono stati 37. È un'emorragia».
 

Ultimo aggiornamento: 11:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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