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West Nile, sette pazienti ricoverati in rianimazione: i ricoveri superano i dieci giorni

I casi critici sono raddoppiati e chi sviluppa una grave infezione che coinvolge il sistema nervoso centrale ha bisogno di lunghi tempi di degenza per stabilizzarsi

Mercoledì 17 Agosto 2022 di Elisa Fais
Sette persone in rianimazione per West Nile

PADOVA - Nelle terapie intensive dell'ospedale di Padova, ormai, l'ondata di ricoveri legati al West Nile virus ha superato di gran lunga quella Covid. Attualmente sono in rianimazione sette persone in gravi condizioni perché colpite da encefalite e sintomi neurologici tipici della sindrome della febbre del Nilo Occidentale. Il paziente più giovane sottoposto a ventilazione assistita ha 51 anni. Sul fronte pandemia Covid, invece, i pazienti positivi presenti in terapia intensiva sono appena tre.

I casi critici raddoppiano

Lo scorso 6 agosto, i positivi al West Nile virus in rianimazione in Azienda Ospedale - Università erano tre. Significa che, nel giro di 10 giorni, i casi critici sono raddoppiati. Ma c'è da sottolineare un aspetto. I pazienti che sviluppano una grave infezione che coinvolge il sistema nervoso centrale (con encefalite, meningite o paralisi flaccida) finora dimostrano di aver bisogno di lunghi tempi di degenza per stabilizzarsi. Chi entra in rianimazione, in genere, non esce prima di dieci giorni di cure intensive. Ciò si traduce in un significativo impegno assistenziale da parte dei reparti di terapia intensiva, già fortemente caricati la scorsa stagione dalla gestione Covid.

Il quadro

Il bilancio West Nile, nonostante sia sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità sanitarie e delle amministrazioni comunali, non desta allarmismi. All'ospedale di Padova, al momento, sono ricoverati 16 pazienti positivi al virus delle zanzare. Tra questi, nove si trovano in area medica (per gran parte nel reparto di Malattie infettive e Neurologia). La fotografia generale, data dalla differenza tra dimissioni e nuovi ingressi, è stabile: dieci giorni fa in via Giustiniani i pazienti erano 15. Proprio ieri, un'anziana positiva al West Nile rimasta in terapia intensiva molti giorni, è stata trasferita in semi-intensiva perché in via di miglioramento. Seppur in condizioni da monitorare con attenzione. Oltre la conta dei ricoveri, c'è quella degli accessi ambulatoriali. Da fine giugno ad oggi in via Giustiniani sono stati presi in carico altri 19 cittadini positivi al West Nile, ma con sintomi lievi o asintomatici, quindi seguiti a livello domiciliare. Facendo la somma tra i 16 attualmente ricoverati, i 16 dimessi e i 19 ambulatoriali, sono passati dall'Azienda ospedaliera 51 pazienti positivi al virus. Finora si registra solo un decesso in via Giustiniani. Il Dipartimento di Prevenzione dell'Ulss 6, che ha i contorni dell'incidenza sull'intero territorio padovano, segnala 112 casi positivi dall'inizio della stagione, di cui: 57 forme neuroinvasive, 36 con febbre, 10 apiretiche, 4 asintomatiche, altre da definire. Da martedì scorso ad oggi si contano 31 contagi in più, una media di 4 al giorno.

I consigli

Sul tema si è espresso Michele Tessarin, direttore sanitario dell'Azienda Ospedale - Università di Padova. «Anche se il virus West Nile è nelle nostre aree da molto tempo, è indubbio che quest'anno la siccità e il caldo abbiano influenzato moltissimo sulla diffusione del virus portato dalle zanzare - ha detto Tessarin -. Inoltre, la riduzione delle precipitazioni ha ridotto il numero di bacini acquiferi e ha portato lo spostamento delle zanzare all'interno delle aree antropizzate, ossia abitate dall'uomo. Questo comporta un maggior rischio di andare incontro al contagio».
«La raccomandazione principale, sempre valida, è cercare di non essere punti dalle zanzare. Per fare questo, è bene proteggersi utilizzando indumenti che coprano il corpo il più possibile, e usare prodotti repellenti sulla pelle - afferma Tessarin - A livello ambientale, poi, bisogna ridurre i ristagni d'acqua e limitare il proliferare delle zanzare con adeguati trattamenti larvicidi».

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