Il bar del paese simbolo apre per protesta: subito chiuso e scatta la multa per il gestore e i suoi 20 clienti

Sabato 16 Gennaio 2021 di Maria Elena Pattaro
La locanda Al Sole
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VO' EUGANEO (Padova) - In quelle tazzine di caffè e in quei calici di rosso hanno riversato tutta la loro voglia di riscatto, costata però una multa e la chiusura del locale. Venti i clienti identificati, a cui i carabinieri hanno contestato la violazione del Dpcm. È successo a Vo', il piccolo centro dei Colli Euganei, diventato il paese-simbolo dell'emergenza Covid. Tra i ristoratori disubbidienti che ieri hanno aderito alla protesta nazionale #ioapro, ieri c'erano anche i titolari della Locanda al Sole. È il bar in cui si davano appuntamento Adriano Trevisan, prima vittima occidentale di coronavirus in quel fatidico 21 febbraio in cui tutto è cominciato, e l'amico Renato Turetta, morto poche settimane dopo. Amiche che sorseggiavano il caffè, anziani che sfogliavano il giornale, giovani che fumavano davanti alla porta, con i titolari che servivano le loro specialità direttamente al tavolo anziché limitarsi all'asporto. Una routine che mancava da settimane e che i titolari hanno deciso di ripristinare in segno di protesta per denunciare una situazione diventata ormai insostenibile per l'intero settore della ristorazione.
LE SANZIONI
A maggior ragione nel paese che per primo in Italia, insieme al focolaio lombardo di Codogno, ha subito la chiusura forzata. «Provate voi a stare cinque mesi senza stipendio e con un sacco di cose da pagare» diceva Alessio Guerra, uno dei due soci della Locanda, l'altra sera annunciando la sua adesione alla mobilitazione nazionale . Alle 9 aprirò, poi si vedrà». E così ha fatto, mettendo in conto la sanzione, che è arrivata puntuale, come promesso dal prefetto di Padova. Poco prima delle 18, quando i carabinieri sono entrati per il controllo, c'erano 20 clienti che consumavano ai tavoli. Per il locale è scattata la sanzione con chiusura. L'importo della multa (400 euro per la singola violazione) dipende da un'eventuale recidiva, così come la durata della chiusura (da 5 a 30 giorni). Anche per gli avventori, identificati dai militari, è stata messa a verbale la violazione. La protesta, di portata nazionale, è partita da Pesaro e sulle chat e sui social il passaparola è durato fino a tarda sera, raccogliendo molte adesioni. Compresa quella della Locanda al Sole, a cui molti dei clienti affezionati hanno fatto visita (per nulla intimoriti dal rischio di una sanzione), complice l'appello lanciato sul gruppo Facebook cittadino a «sostenere quelli che ci hanno servito da una vita alzandosi alle 5 del mattino». Luciano, ex ristoratore, non ha esitato nemmeno un attimo: «Sono venuto per incoraggiarli: la categoria rischia la fame. Servono ristori seri». «La colpa non è dei bar: i contagi sono aumentati nonostante i locali chiusi» aggiunge Ingrid. La preoccupazione va a un'intera filiera messa in ginocchio dalle restrizioni. Lo sa bene Lisa, dipendente della Locanda ma da mesi in cassa integrazione, con un solo assegno incassato finora: «Mi dà fastidio che questa protesta sia stata additata da qualcuno come una trovata per ritrovarsi al bar a bere uno spritz. C'è molto altro dietro». Spese fisse a cui far comunque fronte, tasse soltanto prorogate, fornitori rimasti senza più ordini, senza contare i contraccolpi sull'indotto che ruota attorno al settore. Soprattutto nei Colli Euganei, dove l'enogastronomia è uno dei fiori all'occhiello del territorio. «È il nostro modo per dire che non ce la facciamo più». Gaia, che lavora come cameriera in un paese vicino è lì per lo stesso motivo: «La soluzione non può essere un'ulteriore stretta, ma riaprire in sicurezza» afferma tra una boccata di fumo e l'altra. «Io questo bar voglio farlo lavorare» aggiunge l'amica Giada. Sulla sua mascherina la stessa vignetta cult che campeggia sulla vetrina del locale: «Noi abbiamo l'alcol che ci protegge». È la risposta che il ventenne Niki Sinigaglia, intento a fare spritz con due amici, aveva dato alla giornalista piombata a Vo' dopo il primo caso conclamato di Covid-19.
DISSENSO
Alla solidarietà ai baristi disobbedienti si sono aggiunti però anche gli strali di chi li ha accusati di irresponsabilità per aver violato le regole, proprio nel giorno in cui Vo' piange la sua settima vittima di Covid dallo scoppio dell'epidemia. Il rischio, sottolineato anche sui social, è di innescare un nuovo focolaio vanificando gli sforzi compiuti da una comunità che finora è stata di esempio fornendo informazioni preziose alla ricerca sul virus, come la scoperta della trasmissibilità da parte degli asintomatici. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita il 14 settembre per l'inaugurazione dell'anno scolastico, aveva elogiato il profondo senso civico e di responsabilità dimostrato dai cittadini di Vo'. Per questo il sindaco Giuliano Martini prende le distanze dalla protesta: «Ne capisco le ragioni e le condivido da un punto di vista umano, ma si potevano trovare altre forme. La legge va sempre rispettata».
 

Ultimo aggiornamento: 21:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA