Video per fare bombe, radicalizzato a 19 anni: espulso tunisino

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Marina Lucchin
foto di repertorio
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PADOVA Non ha nemmeno vent'anni eppure dopo anni di clandestinità conditi da un passaggio in carcere per spaccio, dopo aver ricevuto il secondo ordine di espulsione a maggio e aver girato per i centri di espulsione di mezza Italia, ieri è stato accompagnato alla frontiera e rimpatriato. Sì, perchè Harat Rhimi, classe 2001, si era avvicinato all'Islam più radicale e per questo è stato espulso dal prefetto Renato Franceschelli per motivi di sicurezza dello Stato. Durante una perquisizione nell'ambito di un'indagine per droga, infatti, erano stati trovati sul suo telefono una serie di video di propaganda jihadista con istruzioni per l'uso di esplosivi. Il diciannovenne era stato anche autore di atti di autolesionismo e aveva avuto comportamenti violenti nei confronti degli agenti di Polizia.

IL PERSONAGGIO Harat Rhimi è nato in Tunisia e ancora minorenne è approdato nel Padovano. Il tutto da clandestino, campando di piccoli espedienti. Il suo business è sempre stato il traffico di droga, che in più occasioni gli è costato denunce e arresti. L'anno scorso, subito dopo essere diventato maggiorenne, è finito per un periodo dietro le sbarre del Due Palazzi ed è tra quei corridoi che il giovane avrebbe avuto l'occasione per entrare in contatto con altri detenuti di religione islamica, avvicinandosi a una visione dell'Islam più intransigente. La detenzione non è durata a lungo e lo scorso inverno è stata seguita da un ordine di espulsione che gli intimava di abbandonare l'Italia. Rhimi era stato scortato al Centro di permanenza per il rimpatrio di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), la struttura presa in gestione meno di un mese prima dalla cooperativa Edeco all'ex caserma Polonio, in cui si trovava il georgiano Vakhtang Enukidze morto l'11 gennaio per un arresto cardiaco. In quei giorni sfruttando il caos alcuni detenuti erano riusciti a evadere. Tra loro c'era Rhimi, poi rientrato a Padova. Lo ha intercettato a metà aprile la polizia e, inserite le generalità nel database, ne sono emersi i precedenti ma anche un dettaglio particolare. Il 19enne da circa due anni era tra i soggetti attenzionati dalla Digos nell'ambito del radicalismo islamico. Sia prima che dopo la permanenza al Due Palazzi e le frequentazioni con alcuni dei cinque soggetti che attualmente sono sorvegliati speciali perché ritenuti possibili estremisti, Rhimi aveva condiviso diverse volte sui suoi profili e social network alcune vignette e messaggi con posizioni vicine all'Islam più intransigente.

LA SITUAZIONE Un quadro diverso da quello di altri soggetti fortemente radicalizzati (ultimo in ordine di tempo il marocchino Merrouane Grine espulso a inizio gennaio) poiché il 19enne rispondeva al livello più basso d'attenzione e non era considerato pericoloso da questo punto di vista. Tuttavia la lunga carriera di spacciatore e la clandestinità hanno portato a un nuovo ordine di espulsione nei suoi confronti e a inizio maggio il giovane era stato nuovamente trasferito al Cpr di Gradisca in attesa del rientro definitivo in Tunisia. Con il rimpatrio del tunisino salgono a 514 le espulsioni eseguite dal 2015 ad oggi, 53 delle quali nel 2020. IL PRECEDENTE L'ultimo a essere espulso e rimpatriato da Padova perchè aveva abbracciato le idee dell'Islam radicale era stato Merrouane Grine, marocchino 41enne espulso il 3 gennaio con l'accusa di aver fatto proselitismoe aver inneggiato all'odio verso l'Occidente. L'inchiesta era stata condotta negli ultimi sei mesi dell'anno scorso dalla Digos di Padova e aveva fatto emergere come il marocchino avesse condiviso sul proprio profilo Facebook diversi video di propaganda jihadista arrivando pure ad indottrinare una donna italiana. Non mancavano esaltazioni di Adolf Hitler e messaggi volti a stabilire «la superiorità della religione islamica su quella cristiana». 

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA