Un anno di Covid, oggi abbraccio virtuale tra Vo e Codogno. Zaia: «Non avrei mai pensato di aver vissuto un incubo tale»

Domenica 21 Febbraio 2021
Un anno di Covid, oggi abbraccio virtuale tra Vo e Codogno. Zaia: «Non avrei mai pensato di aver vissuto un incubo tale»
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VO (PADOVA) - È stato un "abbraccio a distanza" quello di stamani tra i sindaci di Vo e Codogno, le prime due comunità colpite dai lutti della pandemia da Covid-19, in una breve cerimonia che si è svolta nella località padovana, per ricordare la prima vittima del Coronavirus, Adriano Trevisan.

Nel corso dell'incontro, cui hanno preso parte le autorità locali padovane, è intervenuto in collegamento il primo cittadino di Codogno, Francesco Passerini. «È uno spirito diverso - ha detto nel suo breve saluto - rispetto a un anno fa. In queste ore, stavamo cercando di capire questa situazione che ci era caduta addosso. Oggi vi arriva l'abbraccio della nostra comunità. Un segnale di amicizia, spero che veramente presto potremo vederci assieme, quando l'incubo finirà e vedremo il futuro». Il sindaco di Vo', Giuliano Martini, ha ricordato la manifestazione dei sindaci colpiti dal Covid, il 9 settembre scorso a Codogno, ricambiando il saluto e l'augurio. 

«Grazie per la sofferenza che avete sopoportato, non avrei mai pensato di aver vissuto un incubo tale». Lo ha affermato il presidente del Veneto, Luca Zaia, in un intervento video all'incontro commemorativo delle vittime del Covid-19, svoltosi stamani a Vo' ( Padova). «Mai avrei pensato - ha proseguito Zaia - di firmare un'ordinanza che chiude i confini comunali, con militari in tuta mimetica. Non potrò mai dimenticarmi della telefonata in cui si annunciava il primo malato di Covid in Veneto, il signor Armando Trevisan, che poi fu il primo morto. Il 21 febbraio mi sono recato all'Ulss di Padova, e da lì è partito tutto, decisi autonomamente fare tamponi, anche contro chi sedeva al tavolo, anche agli asintomatici». «Questa tragedia - ha quindi ricordato il presidente regionale - ha colpito la nostra comunità, ha conosciuto una mortalità drammatica, terapie intensive e ospedali pieni poi vuoti, operatori della sanità eccezionali, e volontari. Ancora oggi non possiamo abbassare la guardia, le condizioni del Veneto sono buone, ma il virus c'è ancora. La vera partita è quella delle varianti, delle mutazioni. Dobbiamo puntare tanto sulle vaccinazioni, vera via d'uscita. Le pandemie se ne vanno, oggi a differenza di altre pandemie storiche siamo fortunati ad avere strumenti che nella storia non ci sono stati», ha concluso.

Andrea Crisanti
«È stato commovente vedere come i bambini di Vo' abbiano partecipato allo studio sul Covid, consapevoli della sua importanza, e anche le loro famiglie. Nessuno studio al mondo ha permesso di analizzare più di 300 bambini, che hanno contribuito ad aumentare le conoscenze, unico modo per uscire da questa situazione». Lo ha affermato il prof. Andrea Crisanti, intervenendo oggi in collegamento video da Londra alla cerimonia a un anno dall'inizio della pandemia a Vò Euganeo (Padova). «Il senso civico degli abitanti Vò - ha aggiunto Crisanti - e le competenze dell'Università di Padova hanno portato un contributo incredibile alla conoscenza della dinamica di trasmissione del virus. Abbiamo trasformato una decisione unica ed estemporanea della Regione in conoscenza scientifica». Crisanti ha sottolineato che «dopo aver fatto tanti tamponi abbiamo imparato che una grossa percentuale delle persone positive erano asintomatiche, che i bambini non si infettavano, permettendo così di tenere le materne e le elementari aperte, che uno degli ambienti di maggiore trasmissione sono famiglie e Rsa. Un'altra cosa è che dopo il secondo campionamento, che ha permesso di scoprire altri 6/7 casi prima sfuggiti, non c'è stato praticamente nessun caso di trasmissione. È una lezione che è difficile da traslare a livello nazionale, ed è un peccato», ha concluso.

Ultimo aggiornamento: 17:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA