Inoperabile, salvato dal tumore con ​frammento di fegato da donatore vivo

PER APPROFONDIRE: frammento, padova, trapianto, tumore fegato
Tumore, paziente salvato a Padova con un frammento di fegato
PADOVA - Un frammento di fegato da donatore vivente, appena il 20%, per restituire una speranza a un uomo inoperabile, affetto da metastasi epatiche da tumore del colon. A descrivere l'eccezionale intervento chirurgico eseguito «in prima mondiale» su un uomo di 47 anni all'azienda ospedaliera di Padova è Umberto Cillo, direttore della Chirurgia epatobiliare e dei trapianti epatici. «Abbiamo prelevato il 20% del fegato da un donatore vivente e l'abbiamo trapiantato a fianco del fegato malato. Il frammento si è rigenerato in soli 15 giorni, e a questo punto, dopo 17 giorni, abbiamo potuto rimuovere in laparoscopia il fegato malato. Si tratta del secondo intervento di questo tipo realizzato nel mondo da donatore vivente, e del primo in laparoscopia», spiega il chirurgo.

«Ma soprattutto - sottolinea Cillo - si tratta di una strategia che apre la strada a risorse di donazione aggiuntive per chi è in attesa di trapianti, caratterizzata da un bassissimo rischio di complicanze per i donatori, considerato che abbiamo usato solo il 20% del fegato. Inoltre dà una speranza ai pazienti con metastasi inoperabili da cancro al colon-retto». Il paziente in questi giorni è ritornato a casa e ha ripreso la sua attività.

L'uomo era «inoperabile per il numero di metastasi che interessavano tutti i segmenti del fegato», precisa l'esperto. L'intervento chirurgico si è svolto in due tempi: sono occorsi al frammento donato 15 giorni per raggiungere un volume tale da sostenere la vita, così nel secondo intervento - eseguito 2 giorni dopo - il fegato metastatico del paziente è stato rimosso per la prima volta con tecnica mini-invasiva in videolaparoscopia.

Il folto team di esperti (chirurghi, anestesisti, tecnici della perfusione, strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria, oltre 20 persone specializzate) ha eseguito il delicatissimo intervento chirurgico combinando le 3 tecniche chirurgiche di alta specializzazione: l'asportazione di metà del fegato affetto da metastasi; il trapianto in posizione ausiliaria della porzione di fegato donato (a fianco del fegato malato); l'asportazione in videolaparoscopia del fegato malato residuo dopo aver ottenuto una rigenerazione fino ad oltre il doppio del volume della porzione del fegato donato. «Fino ad oggi il trapianto da vivente veniva eseguito utilizzando circa il 70% della massa epatica del donatore - evidenzia Cillo - con un significativo aumento del rischio» per quest'ultimo. In questo caso è bastato un frammento. Il secondo intervento è durato 6 ore e si è svolto interamente con tecnica mini-invasiva videolaparoscopica: è consistito nell'asportazione del fegato malato residuo (il lobo destro), lasciando in sede solo il lobo sinistro trapiantato da donatore vivente, incubato e rigenerato. «È la sesta volta nel mondo viene eseguito questo complesso intervento, il secondo da donatore vivente, e Padova ha realizzato per la prima volta al mondo il secondo intervento interamente con tecnica mini-invasiva in video laparoscopia», si legge in una nota della struttura.
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Martedì 5 Marzo 2019, 12:17






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5 di 22 commenti presenti
2019-03-06 16:13:30
La medicina lavora in silenzio e ci stupisce per il livello degli operatori medici e non. Ce ne accorgiamo solo quando siamo disperati e cerchiamo una soluzione sanitaria ai nostri problemi. Come sempre grazie Medici di Padova e ogni altro studioso. Mario
2019-03-06 14:06:49
La medicina lavora in silenzio e ci stupisce per il livello degli operatori medici e non. Ce ne accorgiamo solo quando siamo disperati e cerchiamo una soluzione sanitaria ai nostri problemi. Come sempre grazie Medici di Padova e ogni altro studioso. Mario
2019-03-06 10:06:40
Orgoglio ITALIANO fa schifo scriverlo?
2019-03-06 06:54:28
Almeno mettete i nomi di queste straordinarie persone!!!!TEAM di 20 persone mi sembra un po poco........
2019-03-05 21:18:25
Faccio presente ai "sotuttoio" che il prof. Cillo è di origini campane.....