«Faccio la badante e mio figlio ha un tumore»: prete truffato dai nomadi per 480mila euro

Giovedì 18 Novembre 2021 di Marco Aldighieri e Michelangelo Cecchetto
«Faccio la badante e mio figlio ha un tumore»: prete truffato dai nomadi per 480mila euro
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CITTADELLA - In cinque anni, dal 2014 al 2019, avrebbero raggirato monsignor Remigio Brusadin, 75 anni, della chiesa di Santa Maria del Carmine per un totale di 480 mila euro. Una fortuna. Il pubblico ministero Giorgio Falcone, titolare delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per tre nomadi romeni e il prossimo 10 dicembre saranno davanti al Gup per difendersi dall'accusa di circonvenzione di incapace. Sono Mirela Ciurariu, 40 anni, residente a Valbrenta (Vicenza), Ileana Florica Caldaras, 34 anni di Piovene Rocchette (Vicenza) e Robii Vilii Caldaras di 31 anni anche lui residente a Valbrenta.


I FATTI

Secondo gli inquirenti i tre avrebbero raccontato un mucchio di menzogne al religioso, tanto da impietosirlo e farsi consegnare una montagna di soldi. I tre imputati, secondo l'accusa, si sarebbero approfittati sia dello spirito caritatevole e sia del decadimento cognitivo collegato all'età, con conseguente carenza di giudizio critico. In particolare, sempre per l'accusa, Ciurariu avrebbe raccontato a monsignor Brusadin di essere una badante con un figlio a carico malato di tumore e con trascorsi terribili in Romania. Come l'avere subito una violenza sessuale e anche la distruzione del suo albergo a causa di un incendio. Hotel poi chiuso per sempre quando durante una festa si era registrato un decesso. 
E poi ancora un'altra pioggia di bugie: da una villa avuta in eredità all'avere perso 500 mila euro per una rapina. A dare man forte, con l'obiettivo di svuotare le tasche al monsignore, sarebbe poi intervenuta anche Caldaras. Pure lei avrebbe raccontato una serie di storie strappalacrime al religioso. Come di avere perso il posto di lavoro alle poste romene e di essersi ammalata di diabete. Ma soprattutto ha chiesto al prete soldi per restaurare la fantomatica villa per poi dargliela in garanzia per la restituzione del denaro da lui prestato. 
Alla fine i tre nomadi, ancora per l'accusa, si sarebbero intascati 480 mila euro utilizzando carte Postepay. Inoltre Caldaras deve rispondere dello stesso reato consumato ai danni di un 45enne di Piovene Rocchette. L'uomo è stato alleggerito dalla nomade di quasi 30 mila euro fra il 2015 e il 2019.  


IL VESCOVO

«C'è molto dispiacere per questi fatti sottolinea il vescovo di Padova Claudio Cipolla per le persone che ne sono coinvolte, vittime di individui senza scrupoli, che giocano sulla disponibilità al bene. Desideriamo continuare con tenacia a denunciare situazioni di questo tipo e a sostenere i nostri preti affinché la carità sia indirizzata a chi effettivamente ha bisogno. Vogliamo cogliere questa triste vicenda per alzare ulteriormente la guardia e rilanciare ancora forte l'appello ai nostri preti, alle comunità, ai consigli pastorali parrocchiali e ai consigli per la gestione economica di essere attenti e di non temere mai di segnalare situazioni anomale, di non agire da soli e anche di non sentirsi soli». «Esprimo la piena vicinanza al confratello che sta affrontando un momento difficile come ne ha affrontati altri ed attendiamo il processo», il pensiero dell'arciprete Luca Moretti, guida della parrocchia dei Santi Prosdocimo e Donato di Cittadella, della quale era stato anni fa cappellano quando a guidarla, lo ha fatto per 22 anni, c'era Monsignor Brusadin. Giovanni Tonelotto, delegato del Vicariato di Cittadella nel Consiglio pastorale diocesano: «Don Remigio è provato, ma confortato da molti messaggi e telefonate di sostegno che in questo momento sono importanti. Lo sostiene la grande fede che ha e che da anni testimonia anche attraverso la pubblicazione di Camminando Insieme, sono i commenti alla liturgia molto profondi. Anche questo momento è una prova. Sottolineo che lui è parte lesa, non certo il colpevole». 

Ultimo aggiornamento: 11:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA