Tra i 3.200 aspiranti medici: «È il sogno di una vita. Non eroi ma professione poco considerata»

Venerdì 4 Settembre 2020 di Elisa Fais

PADOVA - Quasi 3.200 aspiranti camici bianchi hanno affrontato il test d'ingresso alle facoltà di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria in fiera. Le regole anti-Covid non hanno spaventato i ragazzi e le ragazze che si sono presentati tra via Tommaseo e via Rismondo sin dalle prime ore del mattino. Inizio alle 12, cento minuti di tempo a disposizione, i candidati si sono giocati 394 posti, rispondendo a 18 quesiti condivisi a livello nazionale. La possibilità di entrare alla facoltà di Medicina di Padova oggi è di una su 7, con l'apertura delle sede distaccata a Treviso i posti sono aumentati del 30% rispetto all'anno scorso. Ieri era presente il 94,4% degli iscritti, appena 190 persone non si sono presentate al test. Ai 334 posti disponibili a Padova e ai 60 a Treviso, se ne aggiungeranno altri 60 dell'omologo corso in inglese Medicine and surgery con test d'ingresso fissato per giovedì 10. Tre i padiglioni allestiti per garantire la sicurezza dei candidati. «Abbiamo impiegato sei persone, tra personale tecnico e amministrativo, ogni cento postazioni - dichiara il prorettore alla Didattica, Daniela Mapelli - Fondamentale il contributo della Protezione Civile e della Polizia Municipale. Tutto si è svolto per il meglio anche grazie alla collaborazione dei ragazzi stessi». 

L'EMOZIONE NEGLI OCCHI
Oltre la mascherina, dagli occhi dei giovani non manca l'emozione. «Diventare medico è il sogno di una vita ammette Nicola Santinato, 19 anni, di Chioggia - la mia convinzione si è rafforzata ulteriormente in questo periodo. Non credo che i medici siano eroi, ma sono convinto che finora sia stata una professione non sufficientemente considerata. Il medico si assume molte responsabilità e non si può tirare indietro davanti a situazioni come quella che stiamo vivendo». Tanti si sentono rassicurati dall'attenta organizzazione. «Per evitare assembramenti ci hanno detto a che ora arrivare e dove continua  - Nicola - io mi sono fatto accompagnare in auto dai genitori». C'è chi invece ha optato per i mezzi pubblici. «Ho preso il treno da Mestre e poi ho fatto il resto della strada a piedi, indossando la mascherina mi sento sicura - conferma Stella Madumal Silva Kaludura, 18 anni - Sono nata in Italia, ma i miei genitori provengono dallo Sri Lanka. Ho studiato al liceo scientifico e la mia passione nasce dai telefilm e dai documentari, vorrei diventare psichiatra. Durante il lockdown ho iniziato ad apprezzare il nostro sistema sanitario, ma temo che quando tutto sarà passato ci si dimenticherà del suo valore. Distanziamento, mascherina, igiene delle mani sono gesti indispensabili oggi, non si può fare altrimenti».

«Provo Medicina ma sono indirizzato verso Chimica - spiega Andrea Segna, 19 anni, di Cittadella - perché vorrei intraprendere un percorso che includa anche l'arte, mi attira Chimica del restauro. Negli ultimi mesi ho percepito un'ottima gestione della crisi, penso che il Veneto sia stato efficiente nel contenere l'epidemia. I test d'ingresso in Fiera sono un altro esempio positivo, siamo giustamente obbligati a indossare la mascherina: ce lo ripetono tutti, nulla è lasciato al caso». I dubbi nascono sulla didattica a distanza. «Ho sperimentato le lezioni da remoto l'ultimo anno di liceo - ricorda Lucia Rota Martir, 19 anni, di San Donà di Piave - essere in classe è un'altra cosa. La verità è che la connessione salta, il brusio di sottofondo disturba e alla fine non si capisce cosa dice il professore. Non è un metodo efficace, anche se necessario. Vorrei diventare un chirurgo estetico». L'attesa ora è per il test di Professioni sanitarie, martedì 8 settembre, dove si sono iscritti in 3.700.
 

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