Spara alla seconda moglie e si uccide, la figlia: «Ho perso i genitori in due mesi»

Martedì 30 Giugno 2020 di Maria Elena Pattaro
Dopo la tragedia la pietosa rimozione del corpo del suicida

ABANO - «Non ci sono parole per descrivere questa tragedia. Non riesco a spiegarmi il motivo per cui mio padre abbia agito così. È terribile. In due mesi ho perso entrambi i genitori: mia madre morta di malattia, mio padre di una morte violenta. Diana almeno dovrebbe salvarsi, so che è stata operata e andrò a trovarla il prima possibile». 

Alessandra Pellegrin, 51 anni, parla veloce. Come se buttare fuori queste cose tutte d'un fiato la aiutasse a far scivolare via il macigno che domenica mattina le è caduto addosso. E che ha scosso l'intera città di Abano Terme. Il padre Ottorino Pellegrin, 85 anni, poco prima di mezzogiorno, nella sua casa di Giarre, frazione di Abano, ha impugnato la pistola, una Beretta calibro 7.65 regolarmente detenuta e ha sparato due colpi. Prima ha mirato al petto della sua seconda moglie Diana Marchiol, 70 anni, ferendola al seno sinistro. Poi ha rivolto l'arma verso se stesso e ha premuto il grilletto, all'altezza del cuore. 

Spara due colpi di pistola alla moglie e poi si toglie la vita. Lei è grave

LA TESTIMONIANZA
La figlia, che abita a Vo', era al mare quando lo ha saputo. Aveva approfittato della domenica di sole per godersi la spiaggia e le onde insieme alla sua famiglia, facendo divertire la sua bimba di 8 anni. Ma la spensieratezza è stata improvvisamente squarciata dalla telefonata dei carabinieri. «Sono rientrata subito, era una cosa terribile - racconta ancora incredula -. Poi sono andata in caserma ad Abano. Volevo molto bene a mio padre e conoscevo bene Diana, che lui ha sposato in seconde nozze». 

LA NOTIZIA
Quando però arriva il momento di raccontare qualcosa di loro, le parole le si spengono sulle labbra. Per dolore e per scelta: «Non dico niente per il rispetto che ho nei confronti di mio padre e della sua seconda moglie. In ballo c'è la vita di Diana, che andrò a trovare al più presto. So che è stata operata all'ospedale di Padova e che dovrebbe cavarsela».
Alessandra lo spera davvero con tutto il cuore: era stata proprio la donna a chiamare il 112. Nonostante il proiettile le si fosse conficcato nel petto, facendole perdere moltissimo sangue, aveva trovato la forza di afferrare il telefono e chiedere aiuto. «Aiutatemi, mio marito mi ha sparato. Fate presto». 

Quando i militari del Radiomobile di Abano del comandante Luigi Troiano sono arrivati nel casolare di via Podrecca, un'abitazione anni Sessanta immersa nella campagna, la donna era riversa a terra in una pozza di sangue, ma respirava ancora. Sul divano, invece, il corpo esanime del marino Ottorino: seduto e con una macchia rossa sul petto. «Non ci sono parole per questa tragedia - ripete Alessandra -. Mia figlia gli voleva molto bene e anche lui era tanto affezionato alla sua nipotina». 

DIVISI DAL LOCKDOWN
La figlia non vedeva la coppia da un po' di tempo, complice anche il prolungato lockdown che per Vo', ex zona rossa, è iniziato il 23 febbraio. «Stavo cercando di superare la morte di mia madre, mancata l'1 maggio in casa di riposo dopo una lunga malattia - racconta -. Non ho avuto modo di andarla a trovare a causa delle restrizioni. Adesso soffro tantissimo per questa vicenda terribile. Ho perso entrambi i genitori in poco meno di due mesi».
L'ennesimo chiodo conficcato nel cuore per la 51enne di Vo', che ha perso anche la sorella. Anche per Ottorino la vita è stata una lunga corsa a ostacoli: trent'anni fa la perdita della figlia, nel 2005 invece l'intossicazione da monossido di carbonio, da cui a differenza della moglie Diana, non si era mai ripreso del tutto. Poi i litigi sempre più aspri con la consorte, fino al tragico epilogo di domenica. 

Ultimo aggiornamento: 12:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA